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Piloti coraggiosi

Scritto da Alfredo Zavanone il 1 marzo 2012
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Idrovolanti: nasce l’era commerciale per l’aviazione. Nel 2012 ricorre l’86° anniversario

Questa è la storia, la storia vera dell’aviazione civile italiana.

La data del primo volo commerciale è quella del 1 aprile 1926. La Società Italiana Servizi Aerei (Sisa. la sigla della prima compagna aerea sorta nel nostra paese). Nel ’26 l’aviazione italiana si affacciava all’attività commerciale, utilizzando alcuni idrovolanti che avevano la possibilità di trasportare quattro passeggeri. La prima rotta italiana era la Trieste–Torino–Trieste, con due soste a Venezia e a Pavia. Si utilizzavano gli impianti che erano sorti sul fiume Po (ed ancora esistenti a Pavia ed a Torino, ma purtroppo in uno stato di degrado).

86 anni fa, sulla rotta Torino–Trieste–Torino hanno volato quattro biplani monomotore cant. 10 – I – OLID, (tutti dello stesso tipo) ciascuno con quattro “coraggiosi” passeggeri che hanno tenuto a battesimo il “primo volo di linea dell’aviazione civile italiana”. Erano i primi idroscali ed uno di essi era comandato dal Conte Ragazzi un vero “asso” dell’aviazione italiana. Erano stati due noti ed importanti armatori triestini, i fratelli Cosulich a credere nello sviluppo dell’aviazione commerciale e nei cantieri navali di Monfalcone, accanto alle grandi navi da carico, i Cosulich costruirono i “Cant 10”, idrovolanti biplani monomotore a scafo unico, con il posto di pilotaggio all’aperto, mentre nella carlinga trovavano posto quattro passeggeri. Nasceva così in Italia la Società Italiana Servizi Aerei, nota come SISA.

A pochi mesi di distanza dall’attività della “Sisa” dei fratelli Cosulich, in Italia ben altre tre compagnie aeree, sempre con l’utilizzo degli idrovolanti, si presentarono sul mercato italiano, creando nuove rotte ed utilizzando gli idroscali di Milano (creati appositamente) e poi il corso del fiume Po, dove i piloti, assai bravi per la verità, effettuavano decolli ed atterraggi, sfiorando la corrente dei fiume. A Torino il moderno impianto dell’idroscalo subalpino, sorgeva fra i ponti di Corso Isabella ed il ponte Balbi, nella zona del Valentino, qui era stata varata una piattaforma galleggiante, dove gli idrovolanti sostavano per il rifornimento e per il carico dei pochi passeggeri dell’epoca. Molti, a Torino, ricordano questo complesso in legno che era stato trasformato in un classico ristorante, chiamato “L’idrovolante”, per onorare il periodo eroico dell’aviazione commerciale, quando utilizzava gli specchi d’acqua per l’atterraggio ed il decollo degli idrovolanti. La storia italiana è ricca di altri appuntamenti.

Dopo il Trieste–Torino–Trieste, il 7 aprile del 1926, veniva tenuta a battesimo un’altra rotta: la Genova–Roma (Ostia)–Napoli–Palermo. Debuttava così la Società Anonima di Navigazione Aerea (Sana, con sede in città di Genova). I primi collegamenti internazionale erano invece la Brindisi–Atene–Istanbul, e la Venezia–Klagenfurt–Vienna. La Sisa poteva chiudere il primo anno d’attività con queste cifre: 575 collegamenti effettuati, 1.589 ore di volo, 238.262 chilometri percorsi, 1.588 passeggeri, 13.470 Kg di merci e bagagli e 12.946 Kg trasportati. Nuovi collegamenti: Zara-Ancona-Venezia, Trieste-Fiume-Zara, Trieste-Brioni-Venezia, Trieste-Venezia-Pavia-Genova ed ancora Ancona-Zara, Fiume-Abbazia-Brioni-Venezia, fino al 1933, quando iniziava il declino della Sisa superata non solo dal punto di vista tecnico, con il sopraggiungere dei nuovi aerei terrestri, ma anche con le decisioni politiche di giungere ad un’unica Compagnia aerea nazionale.

Allora si volava a vista. I piloti degli idrovolanti provenivano tutti dalla Regia Aeronautica. Molti erano gli “assi” della Grande Guerra. Sorvolavano il corso del fiume Po, fra Torino–Pavia–Venezia e Trieste, seguendo il tracciato millenario dell’Eridano. Le possenti ciminiere delle manifatture (filande) della Pianura Padana, svolgevano un compito importante per i piloti che, osservando il pennacchio di fumo che usciva, conoscevano il movimento dei venti.

Era “la manica a vento naturale”. Vestiti con pesanti giubbotti di pelle, occhialoni sul copricappello, i piloti che erano seduti fuori dalla carlinga, seguivano la “rotta” dell’acqua.

Tutto andò bene, sino all’inizio dell’autunno; i primi guai affiorarono con l’arrivo delle nebbie, che avvolgevano tutta la valle del Po, rendendo difficili gli atterraggi. Vista da 600 metri di quota la valle Padana era ricoperta da un “mare di latte”.

Nel ’26 gli idrovolanti venivano costruiti nelle Officine della Fiat che erano a Pisa. Qui si montavano gli idrovolanti della classe “Val” di produzione tedesca della “Dornier”, che forniva motori per gli aeroplani. Gli idrovolanti montavano due motori “Val”. Nel frattempo sul mercato nazionale si era affacciata la Siai–Marchetti con i “potenti” S.55.

Questi idrovolanti a due motori, montavano scafi paralleli capaci di ospitare ben 10 passeggeri (nei due scafi tipo catamarani) ed avevano già due piloti, uno con il compito di navigatore.

Gli idrovolanti realizzati dalla Fiat a Pisa con i motori “Val” della tedesca “Dornier”, erano già velivoli di una certa classe, trasportavano sino a 10 passeggeri ed i due piloti erano sempre alloggiati all’aperto, davanti all’ala alta, per poter disporre di una maggiore visuale. Le cabine erano considerate, per l’epoca, lussuose e dai finestrini i primi trasvolatori potevano osservare nitidamente il paesaggio sottostante.

L’evoluzione del volo commerciale nel 1926 ha avuto giorni di grande entusiasmo e la stampa dell’epoca dava sempre grande risalto alle trasvolate nell’Italia del nord. L’attività “internazionale” ha preso il via ufficialmente il 1 agosto, con il volo della Società Anonima Aereo Espresso che da Brindisi raggiungeva la Grecia ed il Dodecanneso e proseguiva per la Turchia sino ad Istanbul. L’aeromobile era un S.55 della gloriosa Siai–Marchetti. Un colosso per l’aviazione commerciale italiana. La stampa nazionale di allora ha sempre seguito l’evoluzione dell’aviazione commerciale civile raccontando grazie agli “inviati” dell’epoca, i momenti emozionanti dei primi voli sulle quattro rotte nazionali. Bisogna ricordare che nella iniziale fase della pionieristica attività aviatoria non si sono mai registrati incidenti e, nonostante la mancanza di idonee strumentazioni di volo e le scarse attrezzature a terra, tutti i voli degli idrovolanti sono risultati regolari.

Era quasi sempre una grossa zattera “in legno” ancorata sulla sponda del fiume Po o dei porti di Genova, Ostia, Napoli, Palermo, Venezia e Trieste il punto di attracco dei moderni idrovolanti. La prima linea con aerei “terrestri” erano invece in dotazione alla “Transadriatica”, che da Venezia raggiungeva Vienna via Klagenfurt ed utilizzava i monomotori Junkers F.13 in grado di superare la catena delle Alpi, con a bordo due piloti e quattro passeggeri. Una vera impresa, visto che la cabina di pilotaggio era allo scoperto e, durante l’inverno, i problemi dei piloti non mancavano, dovendo superare gli oltre 2000 metri di quota.

Nel 1926 hanno utilizzato l’aereo ben quattromila “coraggiosi” trasvolatori. Inoltre anche la posta si serviva degli aerei, per andare da una regione all’altra dell’Italia. Nel primo anno, 1600 chilogrammi di corrispondenza, 40 mila chilogrammi di bagaglio, hanno “volato” per raggiungere tempestivamente le rispettive destinazioni. La “posta aerea” ed il “bagaglio express” cominciava così ad imporsi anche nel nostro paese.

In Europa l’aviazione civile si stava imponendo in tutte le nazioni; la prima Guerra mondiale ormai faceva parte della “storia”, l’industria aeronautica si affacciava prepotentemente alla ribalta. Il 6 aprile, ad una settimana dal volo Trieste–Torino–Trieste, con i quattro passeggeri dell’idrovolante “Cant 10” della Cosulich di Trieste, in Germania nasceva ufficialmente la Deuysche Luft Hansa che inaugurava il collegamento Berlino–Zurigo. In questo giorno le cronache ricordavano che negli Usa veniva inaugurato il “servizio postale” fra lo Stato del Nevada e quello di Washington ed era la “Varney Speed Lanes” ad occuparsi di questi voli interni postali. Poi, dopo dieci anni di intenso lavoro commerciale, nel 1937, la Varey si trasformava nella attuale Continental Airlines. Ma all’epoca degli idrovolanti, l’Italia aveva aperto la strada ai voli civili, creando così le premesse per la nascita poi della “Lai” (Linee Aeree Italiane). I “Savoia Marchetti”, hanno proseguito la loro attività fin dall’inizio degli anni ’50, quando da Torino, dallo scalo dell’Aeritalia, con il Torino–Roma–Catania, la nostra aviazione commerciale nasceva per la seconda volta.

La data del 1926 resta storica, è una ricorrenza che le Poste italiane dovrebbero ricordare, proponendo alle nuove generazioni le immagini degli storici idrovolanti “Cant 10” gli “S.55” della Sias-Marchetti ed il “Walt Dornier” costruito dalla Fiat.

Questo accadeva 86 anni fa. Nell’era dei moderni jet, l’idrovolante ha cessato la sua attività commerciale, tuttavia fra la flotta degli aerei turistici, in Italia, volano ancora una decina di moderni idrovolanti, sui laghi di Como e Garda (alcuni sono di proprietà privata), sui laghi alpini. Si tratta dei piccoli “Macchi a due posti” e il glorioso “Cesnna” a quattro posti che gli “aero club” utilizzano soprattutto a scopo dimostrativo. C’era sino a pochi anni fa, un idrovolante che da La Spezia raggiungeva periodicamente il golfo di Genova. Era pilotato da un vero asso dell’aviazione militare. Usava l’idrovolante (era personale) per comodità. Era un generale, da anni in pensione, un personaggio mitico della nostra aviazione, l’idrovolante, a due ali sovrapposte, era per questo romantico del volo, la sua “utilitaria”.