www.faronotizie.it - Anno XV - n. 171 - Luglio

“Siamo tutti come noi”

Scritto da Giuseppe Sola il 5 dicembre 2011
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Ogni mattina, l’incontro davanti agli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nelle loro giacche colorate e nei loro pantaloni a vita bassa. Dietro ai loro occhiali da sole, per alcuni, non noti nemmeno la differenza del colore della pelle. Sono ragazzi, sono figli dei migranti nati in Italia. Sono persone, esseri umani su cui possiamo costruire il futuro del nostro paese. Nuova linfa vitale, nuova energia in una società per molti versi invecchiata. Non è più accettabile che una persona che nasce nel territorio nazionale non può esserne cittadino.

Sono anni, che associazioni politiche e religiose, parlamentari e le più alte cariche dello Stato parlano e chiedono che i figli dei migranti nati in Italia siano riconosciuti cittadini di questo Paese.

Se non altro perché lo sono nella vita di tutti i giorni, sono una realtà che però l’Italia, sul piano giuridico non riconosce ed è ferma a vecchie leggi (ius sanguinus) si basa sul diritto di sangue ovvero sulla cittadinanza dei genitori.

E’ giunto il momento che il Parlamento italiano approvi leggi che mirino all’inclusione piuttosto che alla discriminazione. E’ ora che sia approvata una legge sulla cittadinanza, che riconosca percorsi agevolati all’acquisizione della cittadinanza italiana per i minori nati in Italia e per i minori arrivati nel nostro Paese in tenera età. Una legge a mio avviso che stabilisca quantomeno che, chi nasce in Italia è italiano. “Un diritto di territorio, in modo che ogni bambino nato in Italia dovrà essere considerato a tutti gli effetti cittadino italiano, indipendentemente dalla provenienza dei genitori.”

Sono quasi un milione, i minori stranieri regolarmente registrati all’anagrafe dei nostri comuni. Sono 572 mila i minori di origine straniera nati in Italia.

A chi storce il naso davanti a questa esigenza, è bene ricordare che negli Stati Uniti d’America, questa legge c’é. Di sicuro il problema dell’immigrazione illegale è molto superiore a quella nostrana. Non vedo come si possa impedire a un immigrato che nasce in Italia di avere la cittadinanza, come possa in qualche modo danneggiare la nazione, visto che ogni cittadino oltre ad avere diritti ha anche dei doveri e paga le tasse e contribuirà a pagare le nostre pensioni.

E’ vero ciò che ha detto il Presidente della Repubblica: negare la cittadinanza italiana a questi bambiniè una vera follia.  Si tratta solo di un pregiudizio ideologico e demagogico che ha impedito finora di procedere in questa direzione, come richiesto da larga fetta della società civile.

“L’alternativa proposta dalle numerose associazioni di seconde generazioni è quella dello “ius soli”, il diritto di territorio, secondo il quale ogni bambino nato in Italia sarebbe considerato a tutti gli effetti italiano, indipendentemente dalla provenienza dei genitori. In Europa i primi ad adottare il criterio territoriale come base per la cittadinanza sono stati i francesi nel 1515, con una legislazione in buona parte vigente ancora oggi. In generale lo “ius soli” è considerato il modello migliore in tutti i paesi che hanno subito forti flussi migratori, come gli Stati Uniti o l’Argentina.

Il sistema adottato dall’Italia in materia di cittadinanza si basa sullo “ius sanguinis.”In Europa: Danimarca, Grecia, Austria hanno un sistema simile, ma anche Germania, Irlanda, Belgio, Portogallo e Spagna, pur se con grosse facilitazioni, adottano lo “ius sanguinis”. La ratio di questo modello sta nel tutelare i discendenti di migranti nel caso di ritorno in patria, e per questo è stato adottato in tutti quei paesi che hanno un passato di forte emigrazione.

Il discorso del Presidente Giorgio Napolitano va al cuore della questione, la trasformazione dell’Italia da Paese di emigranti a Paese d’immigrati. Gli anni ’30 appartengono al passato, oggi l’Italia è diventata punto di approdo per tutto il bacino mediterraneo. In quest’ottica, il cambiamento di legge da “ius sanguinis” a “ius soli” auspicato dal Presidente e non solo appare finalmente, come una presa di coscienza dell’attuale momento storico.”

Le associazioni, le seconde generazioni d’immigrati, lo stesso Presidente della Repubblica, dal neoministro Andrea Riccardi, si aspettano che si riapra la possibilità di riprendere le politiche d’integrazione.

Per tutti quelli come noi, ora c’é la possibilità di fare in Parlamento quello che non si è potuto fare negli anni passati.

Bisogna farlo subito.