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L’Italia vista da un pu…

Scritto da Angelo Marino il 5 dicembre 2011
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Sono stato parecchio tempo all’estero, ho studiato in Inghilterra, ma ormai era parecchio che non mi trovavo in un pub fuori dall’Italia a sorseggiare una birra con coetanei stranieri. Quando vivevo nel Regno Unito del mio Paese mi mancavano il cibo e il sole: non è bello alzarsi ogni mattina e vedere sempre grigio, per fortuna nel sud-est della Gran Britania non piove molto e le precipitazioni non sono così frequenti. Ma a parte il mangiare e le temperature vivere a Colchester, paesino a un’ora di treno da Londra non era niente male.

Ogni volta che scopro o riscopro un posto dove varrebbe la pena vivere, e nel mondo c’è nè un’infinità, mi rendo conto di quanto invece l’Italia potrebbe essere il posto migliore.

Un clima piacevole, è in questo Bologna, la mia città, non è neanche tra le prime, un cibo fantastico, è in questo invece il capoluogo emiliano è padrone, il mare e la montagna a seconda dell’esigenza facilmente raggiungibili, arte, storia e cultura.

Per me, che sono dichiaratamente patriottico, l’Italia è il paese più bello al mondo e Bologna una delle città migliori. Certo non sono tutte rose e fiori, anzi, in questo periodo ci sono molte spine, sopratutto per noi giovani: non è facile ‘crescere’ in Italia al giorno d’oggi.

Dicono che siamo il futuro, ma in realtà facciamo fatica a capire quale sarà il nostro domani: crisi, precarietà, sono tutte parole che ci sentiamo ripetere in continuazione. Ora siamo stati definiti la risorsa del paese più sprecata, chissà che stavolta qualcosa non cambi veramente. Bisogna avere fede. Ma intanto le statistiche ci dipingono come i ‘mammoni d’Europa’, quelli che non vanno mai via di casa, se non dopo i 30 anni. E per fortuna che i nostri genitori hanno vissuto il boom economico, altrimenti la mia generazione avrebbe dovuto fare sacrifici che invece, fortunatamente o purtroppo non conosce affatto.

Ecco perchè seduto in quel pub, con la mia pinta di birra ghiacciata tra le mani, non è stato facile spiegare perchè se potessi consigliare ad un ragazzo quale università frequentare o dove cercare lavoro la risposta sarebbe all’estero.

Orgoglioso come sono del mio paese, non sto parlando male dell’Italia perchè mi diverte, e c’è già molta gente a cui piace farlo, sto solo riportando le differenze che ho potuto notare in una piacevole serata a parlare con ragazzi stranieri di 24 anni. Giovani che hanno preso al volo la parola mobilità nel contesto lavorativo e hanno cambiato già 4 lavori mentre da noi fai fatica a trovarne uno: da noi la mobilità è stata interpretata con un vieni a lavorare da noi 6 mesi, a fare un tirocinio, poi quando finisci al posto tuo prendiamo un altro e tu puoi andare via. La differenza è che altrove vai via e trovi qualche altro impiego mentre da noi quello stage pagato una miseria ti sembra l’America perchè fuori c’è la fila di chi non ha neanche quello.

Ho un cugino che vive in Germania, lavora per le Poste Tedesche con un contratto a progetto triennale. Sono 8 anni che lavora e ha cambiato 3 differenti progetti, ma non è mai stato senza lavorare più di 3 settimane.

Davanti a queste valutazioni anche l’orgoglio e l’amore per la propria terra possono poco, ecco perchè non riuscivo a dare risposta a certe domande che mi venivano poste: «perchè un italiano dovrebbe studiare in un paese estero, quando può farlo in Italia?», «il mare, ottimo food, bel clima. Non capisco?». Anch’io ero d’accordo: l’Italia è un paese dalle grandi risorse.

Ma sono troppe le cose non vanno, per spiegarle a gente che dell’Italia conosce il Colosseo, Florence, Venice e Spaghetti alla bolognese.

Diciamo che non è facile difendere l’Italia in un periodo come questo, e anche tutte le belle cose che caratterizzano il nostro magnifico paese sono passate in secondo piano. Questa cosa mi brucia dentro e spero che il prima possibile possa cambiare e magari possa essere risolta la questione dello spreco delle risorse, iniziando a investire sui giovani.

Intanto, magra consolazione, almeno non ci sfottono più per Berlusconi: è poco, ma intanto è qualcosa.