www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 162 - Ottobre

Silenzio assoluto sulla buona scuola di Renzi

Scritto da Maria Teresa Armentano il 1 novembre 2015
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Dopo la retorica del primo giorno di scuola e gli annunci del ministro Giannini, tranne pochi giornali “indipendenti”, della buona scuola di Renzi non parla più nessuno. Gli edifici vecchi a Firenze come altrove in Italia rimangono tali, le aule spoglie e disadorne, mai colorate accolgono tanti piccoli scolari per il loro primo impatto con questo nuovo mondo. Al di là della retorica del Presidente del Consiglio, il mirabile Renzi,  SAVE THE CHILDREN PRESENTA IL SUO RAPPORTO in cui scrive “In Italia il 45% delle scuole è priva di certificato di abitabilità o agibilità, il 54% non è in regola con le norme antincendio e il 32% con quelle antisismiche e il 40% degli edifici si trova in zone a rischio sismico”. Renzi con la   sua propaganda non fa altro che alimentare la confusione sciorinando numeri fuori dal contesto, sostenendo per es. che ci sono classi meno numerose con attività di approfondimento, integrazione e sostegno. Non mi risulta dalla realtà ; le classi, di cui sento parlare, sono numerose esattamente come l’anno scorso e il tempo pieno in tante regioni e scuole del sud è sconosciuto e il maestro è sempre unico per 25   bambini della materna e delle elementari. Torniamo, nostro malgrado ai numeri: aver diviso il piano assunzioni in quattro fasce Zero, A,B, C, non ha eliminato le supplenze lunghe(solo quelle brevi costringendo i docenti in organico a fare i tappabuchi) cioè i docenti  nominati in ruolo  lontano da casa per quest’anno potranno scegliere la supplenza nella propria provincia, quindi per quest’anno saranno ancora supplenti e la loro cattedra definitiva sarà coperta da altri supplenti. E succederà così anche per gli assunti da novembre nell’ultima fascia la C: dovranno lasciare il posto ai nuovi docenti tranne che questi non abbiano  già accettato una supplenza in altra sede. Un bel carosello e tutto a favore di una scuola di grande qualità. Poi certo l’ineffabile ministro Giannini bandirà un concorsone per 90 mila insegnanti,  già forniti di abilitazione e tutto entro il 1 dicembre  con operazioni concluse a giugno per permettere a i presidi manager di scegliere i docenti entro il 1 settembre 2016. Se mai questo concorso si attuerà, provo per questi colleghi, scelti spesso da incompetenti, una grande compassione perché molti di loro dovranno coprire cattedre in aree disciplinari  le cui discipline  saranno affini alle loro  sulla base del potenziamento dell’organico. In una recente trasmissione televisiva è stato chiesto ai ragazzi quali siano le qualità  di un bravo docente e i ragazzi hanno risposto: passione, onestà, pazienza e comprensione. Pensa il premier che queste qualità possano essere vagliate da un comitato di valutazione  composto da presidi, docenti, genitori e un alunno che dovrà scegliere di dare  ai pochissimi “meritevoli” la mancetta?. Con la sua non riforma che finge di mettere al centro gli insegnanti, si  sta eliminando la libertà di insegnamento e creando la competizione lì dove per il bene degli studenti sono necessari collaborazione e . confronto. A Lauria un collegio dei docenti ha rifiutato all’unanimità di far parte del Comitato di valutazione dimostrando a Renzi che il suo progetto di trasformare la scuola in azienda fallirà.  In passato il disegno neoliberista delle famose tre “I” impresa , informatica, inglese, quando con questa formula si enfatizzavano le competenze e il primato del fare e si rifiutava l’idea di un sapere disinteressato e di uno studio  che genera piacere, è miseramente fallito e il tutto si è risolto in un vistoso taglio di fondi alla scuola. Il tempo morto degli allievi, lo sguardo perso   a guardare l’albero o il cielo fuori della finestra, le crisi, la domanda che sembra senza senso sono elementi della crescita e non possono essere sanzionati perché non efficienti e produttivi. Una riforma vera si sarebbe preoccupata della scuola media  che è il punto debole dell’iter scolastico, del 17% di abbandoni , di remunerare adeguatamente gli insegnanti e non con il bonus da 500 euro annuale, specchietto per le allodole quando il contratto degli insegnanti è fermo da sei anni e la loro paga è tra le più basse dell’Unione europea. Questi soldi avrebbero potuto aver un utilizzo ragionevole in formazione permanente dei docenti, non corsi  calati dall’alto a ore impossibili ma sperimentazione didattica nelle classi o avrebbero potuto finanziare progetti in cui gli alunni  fossero protagonisti come il teatro etc…

Ultimamente è un fiorire di libri scritti da insegnanti  soprattutto  dal punto di vista dei ragazzi. Nei testi di Christian Raimo “Tranquillo prof, la richiamo io” e in quello di Alex Corlazzoli e Mattia Costa un suo ex- allievo “Sai maestro da grande voglio fare il premier” c’ è un insegnante incompetente alle prese  con una classe diligente e attenta , nel secondo c’è un’idea di scuola “partecipata” in cui verifiche  e”Bambini, prendete il quaderno” non trovano spazio e in questo colloquio fra maestro e allievo  si sviluppano temi  eterni  osservati dai protagonisti della scuola , i bambini appunto. In passato ci sono stati  libri significativi come “Una barca nel bosco” di Paola Mastracola che  però nei testi successivi  è rimasta legata al cliché della scuola di un tempo: quella dei contenuti e delle eccellenze magari incomprese  ma gli altri, i ragazzi di Don Milani esistono ancora anche nella “buona” scuola di Renzi.

Mi sono chiesta molte volte se nascondere l’amore per i miei allievi negandomi il ruolo di confessore, di amica, di surrogato di madre fosse davvero una giusta scelta ma sono stata confortata dopo tanto dalle parole del  testo  di Massimo Recalcati uno psicanalista “L’ora di lezione” che scrive “il dono più grande del maestro non è quello del sapere ma quello di saper tacere l’Amore” perché solo così l’allievo non sarà vincolato all’obbedienza , non diventerà ciò che lui si attende ma diventerà se stesso scoprendo da solo la propria via. L’amore per un bravo docente passa attraverso la propria disciplina;  se la si ama  e la si conosce si riesce a trasmettere emozione e passione ai propri allievi. Certo un bravo docente preparato potrà essere di esempio e , se saprà ascoltare i suoi allievi, senza  superare il limite avrà   svolto il suo compito,  rendendo completamente inutile la presunta buona scuola di Renzi.