www.faronotizie.it - Anno XV - n. 167 - Marzo

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Già  per un film italiano di fiction la distribuzione nelle nostre sale è sofferta (nel 2014 la quota di mercato della cinematografia italiana non si è spinta oltre il 27%), figurarsi quanto sia sofferta per un documentario. “Dancing with Maria” di Ivan Gergolet, benché  abbia conquistato  una schiera di riconoscimenti  nel mondo, ad iniziare dall’ultimo Festival di Venezia ( Premio Civitas Vitae, sezione Settimana Internazionale della Critica), sta avendo le sue difficoltà di circuitazione,  ma la sua portata filmica, si può star certi, non si esaurirà nello spazio di un tempo breve, anche perché è un lavoro curato, che vale tutto gli sforzi profusi per portarlo a termine.  Girato in Argentina,la Mariadel titolo è la grande coreografa, danzatrice e fondatrice della danzaterapia  Maria Fux la quale, nonostante la sua veneranda età di novantadue anni, si mantiene vitale e lucidissima tanto nel corpo che nel pensiero. Una freschezza  che  ha lasciato in lei intatta l’abbuono di “stella della danza” qual’é stata in passato. Gergolet   avvicina la coreografa   nella sua casa-studio di Buenos Aires dove incontra le allieve e, soprattutto, gente comune di ogni età e strato sociale.  Dicela Fux:  “Io sono la gamba che danza di mia madre…Ci sono due modi per guardare la vita; attraversano quello che pensano gli altri di te, oppure attraverso quello che sei tu”. Queste parole svelano come  per lei la danza sia  conoscenza di se stessi, del  proprio corpo, della propria anima, ma la delicatezza di una sagoma umana che si muove in un spazio vuol dire perla Fux, innanzitutto, incontro di un essere umano coi suoi  simili. Grazie alla danza (e alla musica) si possono convertire i limiti di ciascuno di noi in energia da trasmettere agli altri. L’educazione al movimento del corpo, la consapevolezza del  respiro, dei  suoni dell’ambiente fanno del training della Fux qualcosa di più di  una terapia di integrazione. Nella sua casa-studio  arriva gente da tutto il mondo,il goriziano Gergolet avvicina Marcos e Macarena, due ragazzi down che costruiscono un legame attraverso le dolci direttive della coreografa, poi la sua macchina da presa si sposta su Martina, una ragazza italiana che nella danza trova la slancio  per mettere in libera uscita le proprie emozioni. Ma lo spaccato umano  che colpisce di più è certamente  quello di Maria Garrida che nel 1971 venne trovata bambina dalla polizia in una grotta della Patagonia. Sordomuta e con una deambulazione animalesca, grazie  alla Fux, Garrida è  riuscita negli anni a ritrovare una propria condizione umana e a “camminare nel mondo”. “Nel film – ha dichiarato il regista – racconto Maria Fux  e i cambiamenti che la sua danza porta nella vita delle persone: non grandi rivoluzioni che modificano la società  ma intime  prese di consapevolezza che cambiano gli individui…”. Accattivanti  sono le ultime sequenze del film con la strada sotto lo studio della Fux che si affolla  via-via di persone,   diventando lo spazio di un prolungato e affascinante corpo danzante.  “Dancing with Maria” è fuori discussione un lavoro di tracimante  grazia e delicata bellezza.