www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 162 - Ottobre

NOTE a MARGINE

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 giugno 2015
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Santo non subito

Il 24 marzo del 1980 veniva ucciso, al termine di un’omelia, dagli squadroni della morte, manovrati dalla CIA, Monsignor Oscar Romero, quello che aveva dato voce ai senza-voce e si era schierato dalla parte degli ultimi, l’ecclesiastico fedele al Vaticano convertitosi alla Teologia della Liberazione dopo aver toccato con mano la repressione e la violazione dei diritti umani in Salvador. Dopo una veglia di preghiera composta da religiosi e cittadini riunitisi per piangere la morte del gesuita salvadoregno Rutilio Grande, ammazzato il 12 marzo del 1977, trucidato insieme a due contadini mentre si recavano a celebrare la messa, Romero promette che non avrebbe più partecipato ad alcuna cerimonia ufficiale del governo finché non fosse terminata la cruenta repressione sui cittadini manifestanti. La sua indignazione nasceva dalla constatazione degli squilibri e le disuguaglianze economiche nel Salvador in considerazione della raccapricciante realtà che l’intero paese era proprietà di 14 famiglie. La terra era nelle mani di pochi: il 4% con il 67% di proprietà, e solo il 33% al restante 96% della popolazione.

Prima di morire Monsignor Romero si reca a Roma per incontrare il nuovo Papa Giovanni Paolo II per sottoporgli un fascicolo zeppo di atrocità e nefandezze commesse dagli squadroni della morte ma il neo Papa polacco, alleato degli USA contro il comunismo, non raccoglie, per la verità neanche Paolo VI vedeva di buon occhio Monsignor Romero il quale si ritrovò solo, scaricato e abbandonato. Nel 1992 la Commissione per la Verità esibirà responsabilità, connivenze e silenzi delle più alte gerarchie ecclesiastiche. Durante i funerali di Romero furono uccise altre trenta persone dagli stessi sicari e negli anni successivi hanno continuato a pagare tutti quei religiosi cosiddetti “scomodi”. Anche la Chiesa alla fine ha dovuto riconoscere il martirio dell’arcivescovo ammazzato in odio alla fede. Finalmente Papa Francesco il 23 maggio scorso ha proclamato beato il santo dei poveri Monsignor Romero che profeticamente aveva detto: “Se mi ammazzano, risusciterò nel popolo”.

Chi scrive ricorda nitidamente quella tristissima notizia dell’uccisione di Romero che sbalordì tutti quei credenti allora non democristiani, e gioisce di un’altra notizia: l’inizio della canonizzazione del già citato gesuita Rutilio Grande, anch’egli ammazzato perché “scomodo”.


Reddito minimo garantito

In merito alla discussione in atto sul reddito minimo garantito, dove ognuno dice la sua con le motivazioni più diverse, condivisibili o meno, risalta quella di Monsignor Giancarlo Bregantini a nome della CEI, rilasciata in audizione presso la Commissione Lavoro del Senato: (udite, udite!) sarebbe un progetto assistenzialista, come anche la cassa integrazione, come incentivi a non fare niente (sic).

Non l’avrei mai immaginato che la Chiesa, nonostante le parole dirompenti di Papa Francesco, potesse ritenere la persona capace di non fare niente. Mi stupisco che un monsignore ignori che la persona è comunque un intessuto di relazioni ed ha un valore etico che non si può identificare solo con l’essere un lavoratore, come lo stimano le aziende, i sindacati e l’ISTAT. Non mi risulta che Gesù di Nazareth si sia mai preoccupato di chiedere a chi incontrava se avesse un lavoro o era un nullafacente! E chi oggi non vorrebbe lavorare? Il monsignore elenca le possibilità di lavoro: quelle cosiddette socialmente utili: pulire le strade, dipingere scuole, mantenere le aiuole, pulire i boschi e i letti dei fiumi, ripulire le cunette ai bordi delle strade così non inondano la strada stessa rendendola pericolosa e tante altre cose necessarie, più che necessarie.

E allora, caro monsignore, perché tali necessarie cose dovrebbero essere sotto pagate? Forse perché lo richiede il mercato o i suoi amici della Confindustria, o qualche ministro che non sa di cosa parla? Chissà cosa direbbe se i suoi preti e religiosi con reddito super garantito venissero tacciati di non fare niente!!!

Eh, monsignore se ascoltasse un po’ di più il suo Papa avrebbe da imparare che un lavoro dignitoso e retribuito valorizza la persona all’interno di quella Grande Catena dell’Essere il cui regista è soltanto Dio, e non il mercato che appunto fa dell’uomo una mercanzia.


Taglio agli F35: una bufala!

 Che cosa ci si poteva aspettare da un governo menzognero composto da arroganti e presuntuosi inadempienti e mascalzoni? L’ennesima bugia!
Nel settembre 2014 la Camera aveva approvato una mozione che impegnava il governo a riconsiderare l’acquisto degli F35 per dimezzarne quanto meno la spesa inutile ed esagerata.
Quella mozione non vale un cazzo, è carta straccia!
Il governo ha preso in giro il popolo, il Parlamento, l’Italia. Come nel suo stile: guai a fidarsi di un uomo solo al comando (non son bastate le esperienze passate)!? Peccato!
La squadra che attornia il leader è quella di sempre, una masnada di lacchè impettiti di protagonismo mai raggiunto ma da sempre anelato, come la Ministra della Difesa Pinotti che da pacifista è diventata guerrafondaia essendo la prima sostenitrice dell’acquisto dell’intero pacchetto degli F35: ma che cazzo ci dobbiamo fare con queste carcasse dimostratesi inefficienti e per di più la manutenzione costerà tanti altri soldi ancora?
Con quale coraggio si può affamare la gente e spendere soldi per comprare giocattoli inutili? per giocare alla guerra? per fare un favore agli Stati Uniti d’America? Ma mandiamoli a…
Eppure l’ammiraglio Di Paola, ex ministro della Difesa, in un attimo decise di tagliare 41 caccia F35 in modo da far risparmiare oltre 5 miliardi di euro all’Italia: devo rimpiangere il suddetto ministro che tanto pacifista non era? Sicuramente non rimpiangerò la ministra Pinotti.


La forgia

 Ricordando ancora Eduardo Galeano, scrittore uruguayano deceduto qualche mese fa, in una rubrica che curava su il manifesto postò una finestra con il titolo suddetto:

“Antiche certezze dell’Africa nera: la parola, figlia e madre del silenzio, è, come il silenzio, sacra. E sacro è il fuoco, che riunisce la gente per parlare e stare in silenzio. Sul fornello o nella forgia, templi segreti, la parola e il silenzio celebrano le cerimonie del ringraziamento al fuoco. Sul fornello il fuoco prepara da mangiare. Nella forgia, il fuoco fa sì che il ferro prolunghi la mano. Il laboratorio del fabbro è il santuario dove il ferro incandescente si trasforma in zappa, piccone o pala per lavorare la terra, e in coltello, ascia o lancia per difenderla”.