www.faronotizie.it - Anno XV - n. 168 - Aprile

Note a margine

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 aprile 2015
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CL: fine della storia

                                                                e degli affari

È convenuta in San Pietro Comunione e Liberazione con esponenti giunti da tutte le parti della terra (diverse decine di migliaia), a cui il papa ha detto: «Ricordatevi che il centro non è il carisma ma Gesù».

Di quale carisma parlava il papa? Quello del fondatore del movimento: don Giussani.

Infatti il papa ha esortato i ciellini a non essere “adoratori di ceneri”, appunto quelle di Giussani, né “guide da museo” con una “spiritualità da etichetta” perdendo di vista la chiesa e diventando autoreferenziali in un gruppo chiuso e settario.

Secondo il papa don Giussani non voleva fondare niente di più di un movimento che si richiamasse ai valori elementari del cristianesimo “e basta”, niente più di questo ha concluso il papa.

L’incontro si è svolto in un clima freddo, quasi gelido, dove è emerso che al papa non piace CL (lo sapevo già!), e questo incontro a me è sembrato una sconfessione più o meno solenne del movimento. Del resto a Comunione e Liberazione non piace questo papa anzi lo vede come un ostacolo allo sviluppo del movimento stesso a differenza dei precedenti pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che lo guardavano con simpatia e ne hanno decretato la fortuna. A papa Francesco non piace Comunione e Liberazione che si considera una “chiesa nella chiesa” e con il suo settarismo si pone in direzione contraria alla spinta ad “uscire nel mondo” che Francesco vuole dare al cammino della Chiesa.

Povera CL, dopo la mancata elezione al soglio pontificio del suo cardinale Angelo Scola, la caduta in verticale del “celeste”, al secolo Formigoni, nonché del gran ministro Lupi, quello del Rolex da 10.000 euro, e l’assunzione del figlio, non ultima la fine ingloriosa dell’alleato Berlusconi, che cosa le resta?:

NIENTE!

Il Minotauro Globale

 È il titolo di un gran bel libro scritto dal Ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis il quale sostiene che il Minotauro dei nostri giorni che governa il mondo “con il suo pugno di ferro implacabile e il suo dominio spietato” con la crisi della Lehman Brothers  (settembre 2008) e del capitalismo finanziario, ha subito una ferita mortale che potrebbe essergli fatale.

Secondo Varoufakis il Minotauro moderno comincia a manifestarsi dal 1971 con la definizione dei  deficit gemelli: quello del bilancio del governo statunitense e quello commerciale dell’economia americana. Entrambi accumulatisi dalla fine degli anni sessanta con la diminuzione delle esportazioni americane e con l’aumento delle economie tedesche e giapponesi. A quel punto gli Stati Uniti anziché provare a ridurre i deficit li trasformarono in una calamita capace di attirare i capitali sparsi nel pianeta che son serviti ad alimentare la speculazione. Son serviti a nutrire il Minotauro: tutto ha contribuito ad alimentare i deficit gemelli degli Stati Uniti.

Scrive il Ministro dell’Economia greco: «Dal momento che il Minotauro è stato abbattuto dalla crisi del 2008, tutti ora riconoscono che gli squilibri globali sono un problema, sia a livello internazionale (surplus della Cina nei confronti degli Stati Uniti e dell’Europa), sia in Europa (surplus della Germania nei confronti del resto dell’eurozona», ma un’attenta analisi come questa di Varoufakis, che la crisi ha permesso di evidenziare i meccanismi reconditi della speculazione finanziaria, non basta ad innescare qualcosa di risolutivo per eliminare lo squilibrio che a livello internazionale aggrava i problemi, anzi li acuisce deprimendo la crescita e aumentando sempre di più le povertà.

Evidentemente il Minotauro non è stato colpito a morte del resto il suo istinto bestiale e la sua forza mostruosa rendono difficile l’impresa.

La crisi durerà ancora e l’assenza di politiche serie contribuirà ad acuirla. La forbice tra economie in surplus e paesi in deficit si allargherà nonostante gli esborsi di liquidità della BCE o di chi per essa.

Il libro di Yanis Varoufakis inizia con queste parole: «Nulla ci rende umani quanto l’aporia: quello stato di intenso disorientamento in cui ci troviamo quando le nostre certezze vanno in pezzi», la lettura del libro (che consiglio a chiunque tranne ai politici stupidi), non ha annullato quel senso di  disorientamento, e delle certezze ne raccolgo i cocci, ma di sicuro ne so qualcosa in più sull’ascesa della finanziarizzazione, sul trionfo dell’avidità e l’egemonia del modello di crescita anglo-celtico.

 

 ( Yanis Varoufakis:   Il Minotauro Globale   Asterios Editore,  traduzione di Piero Budinich, Trieste 2015)