www.faronotizie.it - Anno XV - n. 168 - Aprile

Note

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 4 novembre 2011
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                                        Aggressioni ‹‹benedette››            

Riporto un articolo apparso su “il manifesto” a firma di Manlio Dinucci:

“Mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo ordinario militare e direttore della rivista dell’Ordinariato ‹‹Bonus Miles Christi›› (Il Buon Soldato di Cristo), prova ‹‹amarezza e disagio›› di fronte a ‹‹chi invoca lo scioglimento degli eserciti, l’obiezione contro le spese militari. Questi miscredenti non capiscono che ‹‹il mondo militare contribuisce a edificare una cultura di responsabilità globale, che ha la radice nella legge naturale e trova il suo ultimo fondamento nell’unità del genere umano››. Dall’Afghanistan alla Libia, ‹‹l’Italia, con i suoi soldati, continua a fare la sua parte per promuovere stabilità, disarmo, sviluppo e sostenere ovunque la causa dei diritti umani››. Il militare svolge così ‹‹un servizio a vantaggio di tutto l’uomo e di ogni uomo, diventando protagonista di un grande movimento di carità nel proprio paese come in altre nazioni›› (Avvenire, 2 giugno 2011).

Mons. Pelvi prosegue così la tradizione storica delle gerarchie ecclesiastiche di benedire gli eserciti e le guerre. un secolo fa, nel 1911, nella chiesa pisana di S. Stefano dei Cavalieri, addobbata di bandiere strappate ai turchi nel Cinquecento, il cardinale Maffi esortava i fanti italiani, in partenza per la guerra di Libia, a ‹‹incrociare le baionette con le scimitarre›› per portare nella chiesa ‹‹altre bandiere sorelle›› e in tal modo ‹‹redimere l’Italia, la terra nostra, di novelle glorie››. E il 2 ottobre 1935, mentre Mussolini annunciava la guerra di Etiopia, Mons. Cazzani, vescovo di Cremona, dichiarava nella sua pastorale: ‹‹ Veri cristiani, preghiamo per quel povero popolo di Etiopia, perché si persuada di aprire le sue porte al progresso dell’umanità, e di concedere le terre, ch’egli non sa e non può rendere fruttifere, alle braccia esuberanti di un altro popolo più numeroso e più avanzato››. Il 28 ottobre, celebrando nel Duomo di Milano il 13° anniversario della marcia su Roma, il cardinale Schuster esortava: ‹‹Cooperiamo con Dio, in questa missione nazionale e cattolica di bene, nel momento in cui, sui campi di Etiopia, il vessillo d’Italia reca in trionfo la Croce di Cristo, spezza le catene agli schiavi. Invochiamo la benedizione e protezione del Signore sul nostro incomparabile Condottiero››. L’8 novembre, Mons. Valeri, arcivescovo di Brindisi e Ostuni, spiegava nella sua pastorale: ‹‹L’Italia non domandava che un po’ di spazio per i suoi figli, aumentati meravigliosamente da formare una grande Nazione di oltre 45 milioni di abitanti, e lo domandava a un popolo cinque volte meno numeroso del nostro e che detiene, non si sa perché e con quale diritto, un’estensione di territorio quattro volte più grande dell’Italia senza che sappia sfruttare i tesori di cui lo ha arricchito la Provvidenza a vantaggio dell’uomo. Per molti anni si pazientò, sopportando aggressioni e soprusi, e quando, non potendone più, ricorremmo al diritto delle armi, fummo giudicati aggressori››.

Nel solco di questa tradizione, don Vincenzo Caiazzo – che ha la sua parrocchia sulla portaerei Garibaldi, dove celebra la messa nell’hangar dei caccia che bombardano la Libia – assicura che ‹‹l’Italia sta proteggendo i diritti umani e dei popoli, per questo siamo in mezzo al mare›› (29 giugno 2011). ‹‹I valori militari – spiega – vanno a braccetto con i valori cristiani››. Povero Cristo”.

Non è di facile commento, ma credo che la parola “VERGOGNA” sia un’ottima sintesi.


                                 Giovanni XXIII patrono dell’esercito

Come se non bastasse il già citato arcivescovo ordinario militare Vincenzo Pelvi, insieme a Ignazio La Russa, ministro della Difesa, e dei vertici delle Forze armate, annunciano trionfalmente: ‹‹Giovanni XXIII patrono dell’esercito››.

In un suo articolo col suddetto titolo, Luca Kocci riporta uno stralcio di ciò che ha detto mons. Pelvi nell’omelia della messa celebrata nella basilica romana di Santa Maria in Aracoeli: ‹‹Il nostro esercito ha bisogno di calore umano, di affetto reciproco, di costruttivo dialogo, di quello spirito di pace che unisce››, come sosteneva anche il ‹‹magistero pontificio di Giovanni XXIII››, e quindi (strumentalmente, il corsivo è mio,) ‹‹promuovere la devozione del beato Giovanni XXIII quale patrono dell’esercito››. Mons. Pelvi: arcivescovo castrense; generale di corpo d’armata con uno stipendio di 9 mila euro al mese, alla presenza delle massime autorità militari, ha continuato la sua omelia con le seguenti (strumentali)parole: ‹‹Basta ricordare le centinaia di ragazzi che vedeva morire nelle retrovie dove era cappellano militare […] il rumore della rivoluzione staliniana ben udibile dalla Bulgaria (dove era visitatore apostolico, ndr) del primo decennio dopo la morte di Lenin››. L’autore dell’articolo fa notare che : “Il giovane Roncalli (Papa Giovanni XXIII), in effetti, il servizio militare l’ha svolto, ma ben lontano dalle retrovie del fronte: fra il 1901 e il 1902, a Bergamo, al posto del fratello maggiore, la cui presenza era necessaria in famiglia per il lavoro nei campi; e poi nel 1915-1918, durante la I guerra mondiale, come cappellano nell’ospedale di Bergamo. E, nonostante il clima nazionalista a cui peraltro non sfuggì nemmeno il futuro papa Giovanni, non sembra conservarne un ricordo piacevole: ‹‹Tornato a casa – scrive nel suo diario – ho voluto staccare dai miei abiti e da me stesso tutti i segni del servizio militare››, che definisce una ‹‹schiavitù››”.

Ma si può proporre di fare patrono dell’esercito un uomo che vedeva il servizio militare come una “schiavitù”? Ci vuole un bel coraggio!

Luca Kocci nello stesso articolo scrive: “La guerra? Roba da matti (alienum a ratione), scriveva Giovanni XXIII nella Pacem in Terris, l’enciclica del 1963 che condannò la guerra e ne denunciò l’irragionevolezza, tanto più nell’era atomica. Oggi, a 50 anni di distanza, Giovanni XXIII […] potrebbe diventare il santo patrono dell’esercito”.

Il mio commento? DOPPIA LUNGA VERGOGNA!