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La grande schifezza

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 marzo 2015
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Intessere un incanto, tra gli sparuti monti del Pollino, con finalità, per usare un eufemismo, quanto meno discutibili, in politica, in economia, in rapporti sociali: lasciamo stare l’etica, per carità! Non sanno i tessitori neanche dove abita e in quale vocabolario si trovi la suddetta parola: perfino un ceppo dedicato al santo dei santi, Escrivà de Balaguer, senza sapere neppure chi fosse costui né se è mai passato per le nostre valli o per i monti; ma che volete perfino il mio “Don” a suo tempo e un anno dopo, ancora ha insistito e, pur non avendone parlato recentemente, insiste sulla positività della dedicazione quasi un gesto santo: che basso concetto della santità!

Altra indecenza è il primo assaggio delle capacità architettoniche, ad impatto ambientale ¿zero?, che intravediamo, anzi vediamo come una scazzottata, in quel di Campotenese, assaggio del futuro nonché futuribile, avveniristico edificio di culto, che sarà chiuso il giorno dopo, così bramato dal nunziante che presto andrà via per la sua ascesi cardinalizia lasciandoci in dono un’altra zimarra benedicente, incantatore di povericristi dedito allo scampanio e all’offesa di poverisacristi. Voluto altresì da tutti i consessi preteschi e affaristici in quel dell’ex stazione delle ferrovie calabro-lucane che presto, molto presto, saranno rimesse in auge per volontà di un uomo solo: indovinate di chi? Una cosa che molti non sanno, neanche il mio “Don”, è che un’altra altisonante zimarra con cappello da prete denunciò alle autorità un suo parrocchiano che aveva osato raccogliere (non tagliare) alcune sterpaglie in una sua proprietà (preciso che la quantità dei pezzi di legno era solo una bracciata dal momento che il raccoglitore non aveva mezzo di trasporto alcuno, neanche l’asino, e doveva trasportarlo in spalla), non bastarono le scuse, occorse un risarcimento in denaro decuplicato come per una canna di legna da ardere, (non me l’hanno raccontato, l’ho vissuto). Erano altri tempi ma gli esempi non hanno date, oggi però un taglio abusivo fatto solo a titolo di scempio non viene perseguito perché il tagliatore, stavolta, è una neo-zimaarra: è proprio vero che sì “la legge è uguale per tutti” ma non tutti sono uguali davanti alla legge! (Lo dice sempre, il mio amico).   

Di indecenza in indecenza, eccoci nel frastuono dello scempio devastante di terre e strade deviate, espropri e trafori incontrollati a piacimento di volgari, sedicenti padroni della terra. Devastano strade già in frana e pensano, gli stronzi, di risolvere lo scempio con una camionata di cemento; ma più stronzi chi glielo permette! E pensare che quando si era in attesa delle briciole della torta a qualcuno correva l’obbligo di dire ai commercianti di non aumentare i prezzi per i mangiaterra in arrivo: chissà perché non corse lo stesso obbligo quando nel post-terremoto si aumentarono i prezzi a dismisura delle case sfitte! Forse è come una  margherita (ex) da sfogliare: Corre l’obbligo – non corre l’obbligo…

Un centro storico in totale abbandono, neanche preso in considerazione per essere ridisegnato e reso vivibile anziché una pista per fuoristrada con i vicoli pieni d’immondizia dove non passa nessun operatore ecologico, ma è stata rifatta la toponomastica delle strade dove non abita nessuno e ci passano solo i turisti che comunque non apprezzano la sporcizia. Anche qui si opera la cernita: cittadini di serie A e di serie Z, tanto ormai ognuno ha la sua casa nuova in assurde periferie prive di vita: cemento finalizzato solo al dormire! E’ tutto come un morire!

A proposito di morte, anzi di morti, pensavo che il filo spinato sulle recinzioni fosse tipico di Auschwitz o dei limiti invalicabili delle caserme, mi sbagliavo: anche un cimitero può essere recintato con l’aggiunta di filo spinato. Non capisco se serve ad imprigionare i morti o i fantasmi: i morti non direi, a meno che qualcuno non ha paura che, nottetempo, sollevandosi dalle tombe non vadano a consumare la propria vendetta o semplicemente vadano in giro a raccontare malefatte e imbrogli. Se invece serve per i fantasmi non basta un filo spinato quelli ci seguono sempre, notte e giorno. Quindi una spesa inutile senza utile. Non bastano mattoni, ferro, cemento e marmi o graniti a fermare l’ombra dei diversamente vivi. Dimenticavo: allo scempio del taglio scellerato di ventinove alberi secolari seguì la piantagione di quattro cipressi già adulti che non si sa a cosa avrebbero dovuto sopperire, con un notevole costo; si insinuò che facevano parte di un piano di “rimboschimento” del Camposanto. Come mai uno dei cipressi è stato decapitato e nessuno ha detto niente? Forse perché disturbava qualche tomba vicina? Della serie faccio-quel-cazzo-che-mi-pare tanto a Cuccopoli nessuno mi persegue: vergogna!

Infatti la cosa triste è l’indifferenza nella quale si vive da alcuni decenni e ha ragione il mio amico Biagio quando dice che è solo colpa nostra, io aggiungo che a questo si è arrivati attraverso una mitridatizzazione dovuta all’iniezione quotidiana di veleni politici e misfatti paralleli alla svendita di diritti sacrosanti che sono stati barattati come intercessione del politico di turno, non solo il lavoro che pure la Costituzione ci garantisce, ma una pensione, uno straccio d’impiego, un tetto, un progetto, un porticato, un garage, un ricovero, un cinema, un teatro, un evento culturale, tutto è diventato una conta dei voti. È subentrata la solitudine e i rapporti interpersonali sono andati a farsi benedire producendo una rassegnazione e l’illusione di essere uno dei privilegiati nell’assegnazione di qualche briciola di fortuna. Ormai è caduta anche la speranza di un possibile riscatto perché l’arroganza, la baldanza, l’ignoranza la fanno da padroni. Il becero protagonismo dei signornessuno viene anche riverito da leccaculi speranzosi  che, prima o poi, faranno parte della cerchia.

Un tempo quando si facevano i comizi qualche politico furbetto era solito citare qualche libro appena uscito di qualche onorevole, ne ricordo tanti scritti con competenza e documentazione che spesso erano d’insegnamento, ebbene il politico citante citava, senza averlo letto, ma almeno la quarta di copertina sì, l’aveva letta; oggi neanche quella più si legge e con estrema faccia tosta vanno ovunque c’è una presentazione e spesso lo dicono pure che non l’hanno letto. Allora sorge spontanea la domanda: ¿che cazzo sei venuto a fare? Naturalmente nessuno glielo dice se non altro per bon-ton! Anche il mio amico “Don” resta stupefatto dinanzi a queste manifestazioni di non-cultura  e se gli tessono le lodi per il piacere di ascoltarlo, lui stesso si meraviglia quasi a dire: Francè ma se neanche io so cosa dico ¿come fanno gli altri a godere dei miei interventi? “Don” quante volte ti ho detto che sotto il cielo che tu conosci bene c’è molta confusione e le stelle e la luna non sono oggetti da guardare perché troppo in alto, viceversa il dito che li indica resta ben ancorato alla terra e quindi basta guardare il dito soprattutto se indica la materialità degli affari, degli imbrogli, dell’accumulazione di quei trenta denari che serviranno a tradire madri, padri, mogli, figli e i tanti cristi-in-terra. ¿Non mi credi “Don”!? chiediloaloro!

Mi sembrava un-bravo-ragazzo il nuovo parroco e sicuramente lo è ma, a scanso di equivoci, non mi corre l’obbligo, non mi è piaciuta la celebrazione di ben due messe con sottolineatura della presenza dell’Opus Dei. Ognuno predilige i santi che vuole ma è bene precisare che io amo San Francesco d’Assisi perché era contro la proprietà privata e di conseguenza contro gli eserciti che servono solo a difendere la suddetta proprietà. Contrariamente a José Maria che invece amava moltisssssimo la proprietà e l’illusione della ricchezza come il Tarcisio con i suoi 800 metri quadri e un compleanno da nababbi alla faccia delle ristrettezze di Papa Francesco. Un’altra cosa che nessuno dice per non compromettere i fondamenti dell’educazione borghese è che San Francesco stava dalla parte della cicala che con il suo canto continuo lodava il Signore senza fare altro, e non amava la formica la quale il suo unico scopo era l’accumulazione di beni materiali dimenticando, come diceva sempre il mio amico Gaetano: l’ultimo vestito è senza tasche. Recentemente l’ha detto anche Papa Francesco, ma prima di entrambi l’ha detto Gesù Cristo il quale ha detto pure che non si può servire Dio e Mammona (cfr Matteo 6:24 e Luca 16:13). (parleremo di Mammona in altra occasione). ¿Perché è stata acquistata una canonica lontanissima dalla chiesa centrale per la residenza del nuovo parroco? Mi si dirà che non sono cazzi miei, infatti sono loro!

Diverso tempo fa l’onorevole Vendola arricchì il suo vocabolario di una bellissima parola: narrazione e da allora tutti, anche gli stronzi (politici e non) hanno impregnato le loro labbra di tale parola: dubito che tutti conoscessero il significato della parola tant’è che anche Rotondi (democristiano in forza a Forza Italia, Dio ce ne scansi!), si è cimentato con questa parola dimenticando che narrare vuol dire testimoniare e si testimonia solo vivendo ciò che viene detto, senza scollamento tra vita e idee. Infatti a noi non servono narrazioni ma narratori capaci di incarnare le idee che si proclamano. ¿A che serve parlar d’amore se si vive con un pugnale pronto ad essere usato contro l’amato/a, magari alle spalle. ¿Se non si riesce a parlare con i propri figli come si pensa di poter parlare ai giovani? ¿A quell’esercito di ragazzi sbandati che soffrono solitudine e incomprensioni e mancanza di affetto di un padre, di una madre, di un chicchessia quale narrazione possiamo offrire? Facile aprir bocca senza preoccuparsi di cogliere la disarmonia e l’inquinamento dell’ambiente in cui si vive. Parlare, scrivere di certe cose è quasi diventata un’anomalia della serie tu canta ca ie sonu ! viviamo in una deriva che ci sta precipitando tutti verso un girone dantesco, quello dei balordi dove ad ognuno è stata estirpata la coscienza e oramai ragiona solo con la pancia, al più coi coglioni!.

Quel che contraddistingue il presente è la scostumatezza di quanti, pur di arrivare, sono disposti a vendersi l’anima ai vari diavoli che si aggirano nelle vicinanze, i diversi funzionari che se ne fregano del pubblico e come padreterni fanno il bello e il cattivo tempo. S’inventano persino le marionette da gestire su un palcoscenico creato da loro stessi e, ieri con i fili oggi con il telecomando, senza un’anima in corpo, recitano la parte che il moderno puparo impone decidendo il vivere o il morire del pupo, spesso esponendolo a magre figure in pubblico dove la gente comunque applaude e nessuno si chiede se l’applauso è per il puparo o per il pupo. Il puparo sa che la regìa di tutto è sua e s’illude di essere potente, il pupo pure è convinto di essere un buon interprete ma non sa che può essere sostituito ad ogni rappresentazione. È la peculiarità della servitù!

Avviso per chi cerca lavoro: non arrabattatevi a presentare curricula alle varie ditte di mangiaterra, anche se siete ottimi camionisti, autisti di betoniere, gruisti, carpentieri, muratori, manovali, finanche sguatteri, se non siete nella lista fornita ai subappaltatori, non entrerete mai! Mi dispiace per i poveri illusi che aspettavano un lungo periodo di vacche grasse, ahimè, fra qualche mese sarà tutto finito e ritorneremo ad attendere gli arabi che metteranno una fabbrica di componenti elettronici, non sono ancora venuti perché non sono d’accordo sul fatto che: ¿se i soldi li mettono loro perché i lavoratori devono sceglierli altri? Forse non lo sapevate ma anche lì la lista è bloccata.

Thomas era un ragazzo come me del ’53, era molto pacifico e non ha mai fatto male a nessuno, spesso mi chiedeva di leggere il mio giornale, il manifesto, perché gli piaceva l’impostazione, soprattutto le pagine culturali e gli editoriali, non si fermava soltanto ai titoli come fanno in tanti, no, lui proprio approfondiva gli argomenti trattati, potete chiederlo a Santo. Un giorno era così interessato all’argomento che quasi me lo strappava dalle mani. Era un saggio Thomas ed era benvoluto da tutti, un giorno vide passare uno di quelli scostatevi-che passo-io e andò a nascondersi impaurito; non ho mai capito il perché! Un’altra volta passò una specie di spaventapasseri e ancora Thomas scappò, una volta lo fece anche con una donna di passaggio. Allora mi decisi a chiedergli il perché di questo suo atteggiamento e lui mi confidò che aveva paura che lo facessero fuori e mi disse che aveva paura anche del menagramo aggiungendo che la loro cattiveria era sconsiderata. Io cercai di tranquillizzarlo anche se vedevo che mentre lo diceva era terrorizzato. Non vi nascondo che rimasi scioccato nonostante cercai di minimizzare la cosa. Oggi Thomas non c’è più, non so in quanti si sono chiesti che fine abbia fatto, io credetemi l’ho cercato dappertutto chiedendo anche a chi lo conosceva ma nessuno ne sa niente. Ho provato a cercarlo nei paesi limitrofi, anche in Lucania ma di Thomas non c’è traccia! Non posso tacervi che facendo domande ho avuto la sensazione che qualcuno sa ma omertosamente non parla, forse perché è sotto minaccia. A questo punto però le parole di Thomas mi tornano alla mente in tutta la loro drammaticità, ¿ma come faccio ad andare in Procura e denunciarli? Non ho uno straccio di prova, soltanto la parola di Thomas che è introvabile. Dal cuore mi nasce una preghiera per chi si è reso responsabile di tale, spero, allontanamento, non voglio pensare ad altro, in caso contrario la mia preghiera diventi maledizione per i responsabili e l’augurio che facciano la stessa fine. Lo so non è da me quello che dico ma è più forte il desiderio di verità. Perché Thomas mi manca!

In tutti i paesi in cui ho vissuto non ho mai visto che una macchina pubblica che svolge servizio di vigilanza puntualmente ogni sera accompagna alla propria dimora privata un cittadino che non credo ne abbia il diritto, ma qualora forzando la legge ne avesse diritto sarebbe più etico non usufruire di tale privilegio. Dimenticavo l’etica abita a molte miglia da qui! Eppure i sedicenti cattolici amano tanto, e ne sono incantati, Papa Francesco il quale con le sue parole e con la quotidianità della vita dovrebbe insegnare anche a comportarsi, soprattutto se si tratta di cariche pubbliche, invece si continua ad ascoltarlo e dirgli bravo ma come il Tarcisio non lo si prende in considerazione nello svolgimento della vita. I cattolici sono così! Forse è colpa dei cattivi esempi di maestri arroganti e disonesti di cui una volta si diceva: predicano bene e razzolano male. Oggi non solo razzolano male ma non parlano neanche bene. Possibile che le parole di Cristo riportate nel Vangelo di Matteo (cap. 23, versetti 15-17): “Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non importa; ma se giura per l’oro del tempio resta obbligato. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che santifica l’oro?”  non aprano la mente e il cuore di tali falsi maestri? Pare proprio di no!

A proposito di turismo culturale pare che un punto d’attrazione, dopo la pausa terremoto che non è stato occasione di riflessione né d’insegnamento per nessuno, dal momento che tutto è come prima e non ci si è resi conto che il paese si è svuotato e va sempre di più alla deriva, sia: ¿ La saga dei percianti? tra l’altro con un prodotto inesistente visto che il vino è pessimo e ben che vada si guasta nel giro di qualche mese. Aveva ragione Ferraro di Frascineto che commentando la saga suddetta e quella del paese in cui vive disse: voi vi appoggiate sul vino e noi sul salame che veniamo a comprare al salumificio. Il mondo va così: tamquam non esset !

Pensare come Berlusconi, che una volta eletti si acquisisce un lasciapassare di legittimazione per ogni cosa si vuole fare, è sbagliato, non funziona così, e nessuno può arrogarsi il diritto che può fare quel cazzo che vuole solo perché ritiene di essere stato ¿liberamente? eletto. Non si diventa padroni con un’elezione ma si diventa servi, servi della collettività dei cittadini, di tutti i cittadini non soltanto di chi fa i salamelecchi o è compiacente. Non è lecito farsi forte di una carica istituzionale per imporre, criticare, distruggere. Non è lecito esiliare, vessare, manipolare. Non è lecito chiudere gli occhi su chi trasgredisce la legge, disapprovare una iniziativa e stroncarla sul nascere, approfittare dei media per diffamare senza contradditorio poveri innocenti facendosi forti della posizione di comando. Non è lecito occupare una poltrona senza fare niente, chiudendo anche gli occhi su accadimenti a dir poco inquietanti. Giovanni il battista non esitò a dire ad Erode, pur essendo re: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!” (cfr Vangelo di Marco 6:18).  Nonostante la sua autorità anche ad un re non era lecita ogni cosa.

E dopo La Grande Bellezza eccoci a La Grande Schifezza! Ancora all’inizio dell’anno nuovo nulla si prospetta di cambiamento per un’armonia maggiore che vede sole, luna e stelle in perfetta sintonia con l’universo. Non a caso le stagioni sono cambiate e non si conosce più la differenza tra inverno e primavera, estate ed autunno, anche il mare ha un colore diverso di quand’ero bambino e il colore azzurro diventa sempre più una metafora. Ricordo che vivevo in un paese splendido dove regnava bontà e solidarietà, le distanze erano quelle del cammino di un asino con i piccoli appezzamenti di terreno dove le donne si recavano per coltivare il necessario che ci ha fatto crescere e ognuno possedeva la sua piccola casa, chi no poteva comunque permettersi di pagare un affitto decente. L’invidia non abitava lungo i vicoli del centro storico né in piazza o nei quartieri alti. Certo, mancavano le statue di Piuccio (perdonate la confidenza ma così lo chiamavamo quando era in vita) e di conseguenza i seguaci, oggi che è diventato un business tutti lo implorano: a lui non faceva e non fa piacere ma è costretto a subire. Davvero un bel paese oramai morente per volontà di politici ignoranti e cialtroni che non sanno vedere oltre il proprio orticello. Morente per colpa di false coscienze che non hanno saputo smuovere un minimo, legittimo risentimento contro l’arroganza e si sono accodati al vincente di turno. Nessuno si ritenga assolto!

L’invadenza della povertà intellettuale al comando di squadre di masnadieri induce a dire: “se questo è il mondo fatemi scendere”.  Qualche anno fa (2011) uscì un piccolo ma prezioso libro di Stéphane Hessel dal titolo “Indignatevi!” sono sessanta pagine di parole che segnalano un’urgenza di ribellione per riappropriarsi dei valori della resistenza, della lotta antifascista, della lotta di classe. Siamo stati derubati della vita e degli affetti, siamo stati derubati anche dei fondamenti della democrazia, della convivenza pacifica e senza veleni. Urge prendere coscienza delle nostre vite e riappropriarci della nostra esistenza marciando contro la vigliaccheria e il quieto vivere del tanto-è-lo-stesso. No, non è così! Occorre indignarsi, tornare ad essere sensibili contro la malvagità e il misfatto, contro il potere: non se ne può più di soprusi e di acquiescenza, occorre sottoporsi a un processo di demitridatizzazione  dai veleni iniettatici per anni, per decenni. Occorre dire basta! Tornare ad essere orgogliosi e costruttori del proprio destino. Bisogna cominciare a vomitare sulla Grande Schifezza che non è altrove ma è qui! in ogni angolo di potere iniquo e maleodorante. La quarta di copertina del citato libro recita: Creare è resistere. Resistere è creare. È già un programma! Un mese dopo l’uscita del libro di Hessel, Pietro Ingrao in una intervista con Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti, divenuta poi un libro il cui titolo è emblematico: Indignarsi non basta, tra le pagine esultano le meravigliose considerazioni e confessioni del comunista Ingrao il quale parla con una passione esemplare e l’entusiasmo di chi vuol cambiare le cose veramente. Riporto un passaggio che non a caso è stato messo sulla quarta di copertina: “Ho imparato in questo secolo l’indicibile dell’umano, di ognuno di noi e della relazione con l’altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell’umano. Vi prego, non permettete che la domanda sull’essere umano venga cancellata”. E un altro passaggio a pagina 31 recita: “Ho imparato, dalle vicende gravi attraverso le quali sono passato, che un compito prezioso può essere assolto anche da piccole minoranze”.
Credo possa bastare!