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NEAPOLIS, 79 d.c.

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 luglio 2014
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Sono stato di recente a Napoli per un press-tour organizzato da Comtur e Proteus della Camera di Commercio di Napoli.

La città la conosco abbastanza ma, confesso, ogni volta è una nuova, piacevole, scoperta.

Il gruppo del quale facevo parte era comporto in massima parte da giornalisti del nord Europa: inglesi, austriaci, svedesi, più qualche connazionale.

Gli stranieri erano tutti estasiati di trovarsi in una terra così straordinaria, pronti ad esaltare anche le obiettive brutture.

Uno dei connazionali era arrivato, invece, con la puzza sotto il naso.

Non ha perso occasione per tentare di denigrare la città, prima di essere soprafatto dalla bellezza dei luoghi e dalla generosità, professionalità, simpatia delle persone.

Prevenuto come pochi.

Ancora echeggia tra i vicoli partenopei una sua esilarante (ancorché l’intento era offensivo) dichiarazione: avete visto? Non sanno neanche scrivere, solo qui si trovano cartelli con la scritta ‘fittasi’ anziché ‘affittasi’.

Perché racconto questo?

Perché Napoli, città dalle mille contraddizioni, spesso è guardata  o con gli occhi dell’innamorato, o con quelli del supponente: ambedue le prospettive falsano la realtà.

Per capirci, vi racconto il tour, poi voi tirate le somme.

L’arrivo a Napoli è di teutonica puntualità.

Durante il viaggio mi viene fornito il numero di telefono della persona che mi aspetterà all’arrivo, per evitare qualunque disguido.

Un disponibilissimo autista mi prende a bordo.

L’accompagnatrice del gruppo, gentile e attenta a soddisfare ogni più piccola necessità, parla correttamente cinque lingue e conversa con tutti passando dal tedesco all’inglese e allo spagnolo (nella babele linguistica qualcuno si rivolgeva anche nella lingua di Don Chisciotte) con una facilità e padronanza da lasciare stupefatti.

L’hotel (S. Francesco al Monte), già un monastero cinquecentesco, domina il Golfo di Napoli.

Il centro della città è incredibilmente pulito e ordinato, angiporto e vicoli attorno alla stazione ferroviaria compresi, il che è tutto dire.

Piazza del Plebiscito, il Teatro S. Carlo, la Galleria Umberto, via Chiaia … una meraviglia.

Le pizzerie più famose sono piene di napoletani prima che di turisti, come, invece, solitamente avviene per il posti “cult”.

Tutti disciplinatamente in fila in attesa del proprio turno, cosa veramente difficile da immaginare.

All’appagante bellezza cittadina si uniscono delle vere e proprie perle artistiche, come la Cappella San Severo che ospita il celeberrimo “Cristo velato”, circondato da altre opere scultoree che non sono da meno.

E, l’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine, ma non voglio farvi il torto della scoperta.

Unendovi, magari, alle migliaia e migliaia di turisti che sbarcano dalle decine di navi-crociera che quotidianamente attraccano al porto cittadino.

I dintorni di Napoli, quanto a meraviglie non sono secondi a nessuno, e meritano di essere visitati in esclusiva.

Solo in questa parte del mondo è possibile trovare antiche città perfettamente conservate e non soltanto qualche rudere che necessita della complicità della fantasia.

Mi riferisco, ovviamente, a Pompei e, soprattutto, ad Ercolano.

Ercolano, rispetto a Pompei è rimasta meglio conservata, per una ragione molto semplice: qui nel 79 d.c., prima che arrivasse la lava, la città venne ricoperta da ceneri e lapilli, che hanno avuto un effetto conservativo, addirittura anche di molte strutture lignee.

La visita è una vera immersione nella vita della città di duemila anni fa.

La nostra instancabile guida è una miniera di informazioni e i suoi occhi tradiscono l’amore che ha per il suo lavoro.

Prima di passeggiare tra le antiche dimore di Ercolano, c’è un altro posto che vale la pena visitare: è il famoso mercato del vestiario usato di Resina.

Il martedì vengono aperte le “balle” contenenti ogni sorta di abbigliamento usato che viene acquistato a peso e, dopo una generica selezione, venduto a pochi soldi.

Se si ha pazienza e si è fortunati, si può trovare il capo agognato.

Questo mercato è diventato la “mecca” degli stilisti e dei commercianti che qui trovano, a prezzi stracciati, di tutto e di più, pronti poi a rivendere i capi, con l’accattivante dicitura “vintage”, nelle loro boutiques a prezzi da favola.

Ma, uno dei pezzi forti di questa terra è l’enogastronomia.

Le falde del Vesuvio sono ricoperte da vitigni di nobile lignaggio.

Solo qui puoi trovare il più antico dei vini, il Falerno.

Solo qui puoi gustare una vera rarità, il Lacryma Christi.

Solo qui puoi bere la mitica Falanghina.

Senza dimenticare il Greco di Tufo, l’Aglianico…

Tante le aziende che con grande capacità e amore hanno dato corpo e forza alla coltivazione dei grandi vitigni e sono il fiore all’occhiello di tutta la zona.

Sorrento e la sua omonima penisola non hanno bisogno di particolari commenti, tanta è la meritata fama.

I gourmet e i gourmand   sanno bene cosa trovano qui.

L’eccellenza dei prodotti ha reso eccellente la cucina.

A pochi chilometri l’uno dall’altro sono ben tre i ristoranti che si fregiano delle “stelle” Michelin.

Noi abbiamo provato il “quarto” a Punta Campanella, Lo scoglio, che ci ha lasciati inebriati da tanta bontà.

Cucina semplice, di terra e di mare.

I tavoli sono sistemati, con grandi spazi tra loro, su un lungo pontile che corre sul mare.

Pranzi guardando le isole, le spiagge, gli ulivi, i limoni…

Il palato non finirà mai di ringraziare i proprietari che con tanta passione portano avanti l’attività intrapresa dai nonni, già amici di Gianni Agnelli che veniva qui apposta per pranzare.

Speciale menzione per averci invitati, prima d’ogni cosa, a visitare le cucine, perché dalla verifica del luogo dove il cibo viene preparato, già puoi capire tutto.

Ogni ristorante dovrebbe farlo, per quelli di un certo livello dovrebbe essere un vero obbligo.

Ma, capita rarissimamente.

Un’ultima, vera, emozione di questo splendido tour ce l’ha regalata un piccolo gruppo di cantautori del posto.

Fuori da ogni schema di “pizza e mandolino”, prima – cosa davvero insolita- in un cortile di Resina tra gli abitanti affacciati alle finestre, poi su una terrazza in mezzo ai vigneti (azienda Sorrentino), con alle spalle il Vesuvio e di fronte il Golfo, hanno interpretato delle originalissime canzoni, alcune travolgenti, altre che sono riuscite a strappare le lacrime anche allo stesso cantante.

Saremmo davvero felici se qualche talent scout li portasse all’attenzione del grande pubblico, perché lo meritano.

Quanto vi ho raccontato non è che una parte piccolissima di quanto di emozionante può riservare questa terra, e –credo- un giudizio potreste già esprimerlo, ma è di sicuro meglio di scoprire il resto da soli, lasciandovi però molto, ma molto tempo davanti.

 

Qualche indirizzo utile:

Hotel San Francesco www.sanfrancescoalmonte.it
Il ristorantino dell’avvocato www.ilristorantinodellavvocato.it
Baccalaria www.baccalaria.it
Antica pizzeria della Regina d’Italia Brandi www.brandi.it
Ristorante Rosiello www,ristoranterosiello.it
La Caffettiera www.grancaffelacaffettiera.com
Atelier Lello Esposito www.lelloesposito.com
Showroom Ascione www.ascione.com
50Kalò di Ciro Salvo www.50kalò.it
Ristorante Lo Scoglio www.hotelloscoglio.com
La Mammole/Hotel Marad www.marad.it
Azienda vinicola Sorrentino www.sorrentinovini.com