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La grande bellezza

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 aprile 2014
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La grande bellezza: che sarà mai!?

La grande bellezza è, come dire, voglio dire, posso dire…

È: mi corre l’obbligo… obbligo di che? e corre dove?

È la compiacenza servile ed ignorante che mette in mostra la stupidità.

La grande bellezza è un asfalto ricamato male con cemento e bitume in sgretolamento.

È lo sventramento annunciato di un muro in decadimento in fase avanzata.

È una rete idrica che scoppia in vari punti e in diversi momenti.

La grande bellezza è un corso lastricato con pietre inadeguate e fatiscenti.

Sono i vicoli di Bastardopoli dove non passa la scopa, con la convinzione che la pioggia la sostituisca, e con l’aggravante che la sporcizia depositandosi sulle griglie, le intasa.

Sono i dissuasori che qualcuno ha rimosso a futura memoria di una sconfitta.

La grande bellezza è l’incuria di un camposanto in abbandono fuori dal controllo e dalla decenza.

È un ossario legato con fil di ferro e una scala transennata per le lesioni ad una tomba già fatiscente dal nome altisonante a cui non s’impone la messa in sicurezza.

È la cementificazione serrata, voluta, fuori dalle regole demandate ad operatori incapaci.

La grande bellezza è la scoperta di una vocazione valligiana e non più montanara per trenta denari giudaici e sanguinolenti, sulla pelle dei cittadini.

È l’illusione di essere stato eletto per i propri meriti: il pupo che non vede il puparo!

È il tornaconto degli uomini piccoli che vivono di miserie e di falsa coscienza.

La grande bellezza è chi, incontrandoti, non risponde al saluto, abbassa la testa e cambia strada.

È chi è sempre pronto a giustificare tutto per continuare a vivere nella propria quiete.

È chi si inchina ai deficienti sol perché ammantati di carica (elettrica?): brrrr…

La grande bellezza sono  gli indifferenti incolti ma acculturati di menzogne.

Sono i pusillanimi, codardi che si nascondono dietro le lettere anonime.

Sono i cornuti che vedono quelle altrui e non le proprie.

La grande bellezza è un Parco Nazionale pro-centrale che cede alle lusinghe danarose dell’Enel che finanzia il Palio dei Ciucci e altre amenità ritenendo di avere a che fare con deficienti, andicappati mentali, sindaci compiacenti; blaterando di ricadute economiche sul territorio senza porsi il problema dell’inquinamento ambientale e della salute dei cittadini.

È la bomba dell’amianto a due passi dall’abitato dove il vento ne  culla gli aghi e ce li conficca sotto la pelle, diritti nelle vene e nei polmoni.

È la masseria degli usurai, i bed & breakfast dagli improbabili nomi di nobiltà decadute alla riconquista di titoli definitivamente aboliti.

È il prete che, per la quiete della coscienza e del lasciatemistare, non vede, non sente,  non parla!

È il popolo del mea-culpa (2 volte) e del mea-maxima-culpa (1 volta), delle omissioni che si recitano ad ogni messa ma come fossero peccati veniali vengono ignorate: bontà loro!

La grande bellezza è il Galante di Cassano diventato segretario dei mercanti che non sa dire di no alla costruzione di un ennesimo edificio di culto solo perché finanziato (con l’otto per mille), indipendentemente dal futuro mancato uso: ma i soldi sono i soldi!

È il centro storico abbandonato a se stesso dove ad ogni passaggio di fuoristrada sembra che le case si sgretolino.

È la nuova toponomastica che ha stravolto strade, vie e viuzze con relativi numeri civici e non si capisce a cosa sia servita dal momento che in quelle case dai nuovi indirizzi non ci abita più nessuno.

La grande bellezza è una luce che si accende e si spegne in contemporanea con quelle comunali ma essendo privata: chi la paga?

È una biblioteca chiusa per mancanza di bibliotecario: mancanza di fondi???

È un impianto di filodiffusione per allietare i morti e un altro d’illuminazione per far loro luce, rotti, distrutti, irrecuperabili.

La grande bellezza è la raccolta differenziata che in alcune case non viene ritirata dal 13 agosto nonostante vari solleciti, nonché domande agli operatori, da parte dei vicini, sul perché del non-ritiro per sentirsi dare risposte a dir poco fantasiose; delle due l’una: o a Bastardopoli ci sono cittadini di serie B a cui non è dato che vengano ritirati i secchi che il Comune con solerzia ha consegnato, o è bassa rappresaglia: complimenti!

È l’arbitrio di recidere un albero perché fa ombra alla tomba di famiglia.

È il sentirsi assolti senza neanche porsi il problema della colpevolezza, salvo poi a pontificare in casa, in piazza e in ogni luogo.

La grande bellezza è, come disse qualcuno: sei uno scostumato!

È la triplice, provvisoria alleanza tra il menagramo, il voltagabbana e lo spaventapasseri.

È il passeggiare recidivo degli sciacalli della sera, lo sputo dei panciapiena.

La grande bellezza è l’attesa delle briciole dei lavori all’autostrada che pare siano imminenti.

È l’attesa degli arabi che verranno ad impiantare una fabbrica di componenti elettronici: hai mai visto un asino volare? Eppur si attende…

È l’attesa della prossima apertura del più bello e grande hotel del mondo che può ospitare un paese intero con una discoteca che se ne frega di Rimini e di Riccione. È la follia! Lucida? Manco pe’ niente!

La grande bellezza è il nuovo svincolo di Campotenese dove si fa fatica ad entrare e a uscire; ma qualcuno ha detto: finalmente abbiamo una porta sul Parco (del Pollino, s’intende)! Lasciamo stare i disagi che questa “porta” ha comportato. Lavori consegnati in anticipo, col plauso di tutti e del ministro Lupi (te lo raccomando: è di Comunione e Liberazione; Dio ce ne liberi!), incassato il ricco premio i cantieri sono stati chiusi e i lavori rifatti perché insufficienti. Infatti il bitume veniva impastato con terreno vegetale (un mio amico esperto del settore lo ha chiamato “cacao”: meravigliao?).

È la messa in sicurezza che ha privato i cittadini del pezzo in piazza grazie ad un’ostinata bardatura adiacente il perimetro della chiesa che se fosse crollata, grazie alla recinzione di plastica, ci saremmo salvati sicuramente: capacità d’intendere e di volere, men che zero!

È la deriva di un paese in disfacimento che non si lascia più neanche guardare, che ci ha abituati ai ricatti, alle minacce, ai rancori, al qui-comando-io, alla mancanza di solidarietà, alla solitudine.

La grande bellezza è l’arco di Rocco che non scocca la freccia giusta per inseguire l’infame fin dentro l’inferno.  

È il pifferaio che incanta i serpentelli la cui unica fortuna è che, non essendo famelici come lui, gli bastano le briciole.

È il puparo che muove i fili e a comando le marionette, e monta gli scenari tra gli applausi degli astanti e dei fedeli servitori.

La grande bellezza sono i musici falliti affetti da protagonismo in cerca di un attimo di celebrità!!!

Sono gli elemosinanti di un “posto” (di lavoro?), di un posto tout court, magari un posticino!

Sono i figli della sacrestia, profittatori di reliquie e dei beni della chiesa, di qualche garage o qualche magazzino, di un incarico presso la scuola pubblica come insegnante di religione, intrallazzatori più o meno occulti nonché referenti delle autorità ecclesiastiche diventati affaristi e negrieri (qualcuno dice che ce l’avevano nel sangue)!

La grande bellezza è il servilismo bieco dei portaborse, dei lecchini, dei ruffiani.

È la riverenza a chi fu “Don” e oggi è poco più di un morto di fame.

È l’indifferenza verso gli accadimenti qualunque essi siano.  

La grande bellezza è l’uso del linguaggio a prescindere dal significato delle parole.

È l’imbroglio degli oratori che nessuno capisce ma tutti li applaudono.

È il saltare veloci sul carro dei vincitori.

La grande bellezza è la vergogna del “Giorno della Memoria” che non è stata ricordata neanche con un manifesto, con un comunicato, con un fiore che qualunque fioraio avrebbe offerto gratuitamente. Grazie a quel cittadino che ricordandosene ha composto alcuni manifesti e li ha affissi mentre quelli nazionali forse sono rimasti in qualche cassetto comunale. Evidentemente la sensibilità abita altrove!

È l’osanna all’arcangelo Gabriello protettore della protezione (in)civile che dispensa menzogne e pacche sulle spalle e tutti si sentono gratificati.

È la Rosina che ha fatto cambiare idea a chi proponeva di non andare a votare.

La grande bellezza è un prefetto arrogante venuto a prendere in giro la gente con battute di bassa lega e alla domanda: “dove vai” la risposta è stata: “porto cipolle”.

È una strada in frana che continua a franare che prima o poi isolerà Bastardopoli.

È l’abbandono della storia. (Dicono che la storia insegna: Cazzate! Se la storia insegnasse, dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi, la gente non continuerebbe ad andare dietro un Renzi)

La grande bellezza è l’abbondanza di narratori senza una narrazione.

È un centro d’ascolto inesistente

È una zimarra ambulante che appare e scompare.

La grande bellezza è un camioncino blu con la scritta “trasporto animali vivi”: di grazia, si possono trasportare animali morti?

È il rogo di Rocco cui nessuno ha il coraggio di appiccare il fuoco.

È: “mai ne avevamo avuto uno peggiore”!

La grande bellezza è un’altra cosa: questo è un omaggio a  La Grande bruttezza

che è molto di più di quanto scritto finora!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

One Response so far.

  1. U Pazzo scrive:

    Altro che la grande bellezza, la grande tristezza, semmai.
    Voce della coscienza popolare, opera omnia dello sputtanamento di Bastardopoli, tutti pensano e pensiamo quelle cose, ma la verità e che nessuno ha il coraggio di dirle, meglio lasciarle soffocate nella propria intelligenza a favore di un accomodamento naturale dell’essere compiacenti per i propri interessi.
    Il sentirsi “superiori” nei confronti degli altri è la dimostrazione, pratica, della propria debolezza, una debolezza che si caratterizza quando non si è NESSUNO.