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“The Green Inferno”

Scritto da Valerio Pieroni il 1 dicembre 2013
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Un film di Eli Roth. Con Lorenza IzzoAriel LevySky FerreiraNicolás MartínezKirby Bliss BlantonHorror, durata 103 min. – USA 2013.

 

Al Festival internazionale del film di Roma non poteva mancare, anche se fuori concorso, la truculenza e lo splatter di The Green Inferno, l’ultima fatica di Eli Roth.

Sono sicuro che da questo film i fan del genere non rimarranno assolutamente delusi, soprattutto per la sequenza-principe in cui si vede uno dei personaggi principali fatto a fettine, a dadini e cucinato dalla tribù, con i suoi occhi, la lingua e gli arti rimossi con violenti colpi di machete.

Roth ci introduce nel film attraverso le vicissitudini di un gruppo di studenti universitari che fanno parte di un comitato attivista guidato dal carismatico Alejandro, che riesce a convincere i suoi colleghi a muoversi verso l’Amazzonia per salvaguardare un villaggio indigeno che rischia di essere distrutto dalla dilagante deforestazione.

Tutti insieme, accompagnati anche dalla giovanissima Justine, figlia di un influente funzionario delle Nazioni Unite, raggiungono il luogo prescelto; però, dopo essere riusciti nell’intento che si erano prefissati, a sorpresa, sulla strada del ritorno, il loro aereo si schianta nella giungla e tutti i giovani che sono riusciti a sopravvivere sono presi prigionieri da una tribù locale dedita al cannibalismo. E’ solo da lì, a metà del film, che prende avvio il tanto atteso Cannibal Holocaust .

Il film si presenta, quindi, con una prima parte molto lenta, che rischia di far deragliare il film dal suo binario.

Come era prevedibile già dal titolo della pellicola la mission degli attivisti è solo un pretesto per la trama non risultando quindi coinvolgente o appassionante; ma Roth purtroppo ce la propina per troppo tempo. Se, ad esempio, la scena dell’incidente aereo fosse stata anticipata di almeno quindici minuti avrebbe fatto la differenza nel ritmo. Invece, si è preferito trascinare questa trama come se il pubblico fosse realmente interessato alle pretestuose tematiche naturalistiche, quando in realtà – ammettiamolo – noi tutti eravamo lì solo per il piacere di vedere il sangue scorrere a fiumi, come Roth sicuramente sa bene.

Tuttavia, una volta che inizia, il terrore e lo splatter non si fermano più  e Roth ci dimostra così, ancora una volta, il motivo per cui è ormai considerato come uno dei maestri del genere.

C’è da aggiungere, però, che The Green Inferno ci appare nel suo complesso troppo “frivolo” per essere catalogato come un “film horror”.

Roth mostra perfino una certa timidezza quando si tratta di approfondire scene veramente scioccanti. Sembra quasi che il regista con il suo film non voglia realmente spaventarci: infatti, vi inserisce delle gag o situazioni di umorismo viscerale, inquietanti e (a volte) completamente folli, che interrompono tutta la tensione e il disagio creato dalle scene di violenza.

Ma si tratta probabilmente di una precisa volontà del regista e The green Inferno segna indubbiamente in maniera trionfale il ritorno di Roth dietro la macchina da presa dopo la pellicola Hostel: Part II del 2007 e dopo le sue sortite da attore. Anche se non perfetto, con quest’ultima fatica Roth ha realizzato comunque  quello che si può ben considerare una delle sue migliori creature.

Il risultato finale di The Green Inferno è più una rivisitazione (molto tarantiniana) di un’epoca passata del cinema cult horror del genere cannibal. Più precisamente è un tributo all’italiano Ruggero Deodato, al suo Cannibal Holocaust, la cui influenza si sente moltissimo in tutto il film, senza però trasmetterci la stessa intensità violenta. 

E’ una pellicola che non farà discutere l’opinione pubblica. E’ solo un buon film-tributo prodotto appositamente per gli appassionati del genere.

Ma se volete vivere qualche momento di assoluta crudeltà da far accapponare la pelle, proprio come nel celebre Cannibal Holocaust, questo è decisamente il film che fa per voi.