www.faronotizie.it - Anno VIII - n. 84 - Maggio

La ragione tra…filosofia, scienza e…teologia

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 5 dicembre 2011

Prendo lo spunto dall’ultimo scritto del prof. Luigi Paternostro (novembre 2011) “Donde veniamo?” per alcune riflessioni, che, ovviamente, non hanno lo scopo di esaurire il tema o il problema, ma, al massimo, possono risultare modeste illustrazioni.

L’uomo vivente
Riflettendo sulla vita e sulla  morte quell’interrogativo è automatico, si faccia o non filosofia o semplice antropologia. Le origini sono un fatto da identificare, un oggetto da esaminare anche logicamente. Però occorre dire subito che l’interrogativo se lo pone l’uomo vivente, cioè l’uomo di oggi il quale si trova fra le origini e la fine, nel mezzo, nel divenire, quindi, insieme al “Donde veniamo?”, l’uomo avverte anche il “Dove andiamo?”e prima ancora “Ma chi o che siamo?”: ciò perchè la triplice dimensione del tempo non è una nozione puramente logica, è anche esistenziale, è dentro di noi, noi ci stiamo dentro. Ma questo è possibile perchè noi viviamo il presente.

Il presente
Ritengo importante sottolineare la realtà o la dimensione del presente, perchè solo il presente è coscienza ed esperienza di pensiero e di tempo. Nella ricerca del Donde? è impegnato il mio io che è un già, cioè è il presente, che però è in grado di tentare il percorso ascendente (Donde?) e di domandarsi anche sulla fine, cioè sul futuro (Dove?). Ma in questo tentare …e…domandarsi bisogna affidarsi a una scelta, seguire un principio logico. Si chiami o non filosofia, ma è filosofia, e se è filosofia si è tenuti a un metodo. E le filosofie sono tante, a cominciare, per noi occidentali, dai presocratici ad oggi. Sono 2500 anni di pensiero abbastanza robusti e sonanti. Ultimamente si è aggiunta anche la scienza che ha voce in capitolo, indubbiamente, ma là dove è stata assunta come vicaria o sostitutiva o legittima versione dalla filosofia…le cose non sono andate in meglio, anzi…in peggio….quando le hanno fatto indossare l’abito, cioè la funzione e la capacità di dirci le cose che stanno proprio al di là della sua potenza di lettura.

Tra sì e no
Se tante sono le filosofie e il rifiuto di ogni filosofia è anch’esso una filosofia, anche quando il rifiuto è capriccio, o ribellione, o rifiuto della fatica del pensare, le tante risposte sono la logica conseguenza. La domanda ora è: soddisfano le tante risposte? Si dirà Si se si ritiene che la risposta unica è impossibile, si dirà No se si ritiene il contrario. Ma la risposta vera verrà da una nuova filosofia o verrà dalla scienza? E se questa risposta vera non venisse mai? Drammaticamente o umoristicamente qualcuno potrebbe concludere: non è il caso di prendersela troppo: ignoramus et ignorabimus (ignoriamo e ignoreremo). Ma perchè almeno alcuni vogliono sapere? E’ intellettualismo o esigenza umana, anche se bisognosa di essere formulata intelligentemente? Checchè si dica, i tre interrogativi, anche quando sono un po’ tacitati, ritornano comunque, tanto è che anche le varie filosofie non si ritraggono affatto dal dare le risposte. Quali? Sommariamente sono: (l’uomo è) un prodotto raffinato della materia, una espressione dello spirito, un risultato della storia, un effetto del caso, una assurdità tra le altre, una incognita da decifrare…una forza ambigua imprevedibile, un balocco in mano al destino, un misto di angelo e di bestia…e con la letteratura si potrebbe dire ancora di più…ma, in conclusione, si constaterebbe l’approssimazione  di ogni definizione, la evidente inadeguatezza a descrivere la totalità dell’essere umano come persona, come collettività e come umanità.

La coscienza e l’io…
Non ricevendo risposte soddisfacenti dai sistemi filosofici, non mi resta che tentare altre vie e seguire altro metodo: quest’altra via è la mia coscienza, la mia capacità razionale in grado di riflettere sul mio io, che chiamerei fenomenologico (= la totalità delle mie esperienze), più che sul mio io ontologico, (in sé, che ancora non conosco bene). In questo atto o esercizio di riflessione io mi scopro una realtà complessa ma pensante, una personalità capace di logica induttiva e deduttiva, una personalità dotata anche di un’attitudine alla trascendenza e aperta al mistero. Constato, insomma, che la mia totalità è più del sensibile , del corporeo, dell’istintuale, del razionale; constato che mi autotrascendo dentro l’immanente fisico, spaziale, temporale.
In questo mio esercizio della intelligenza vedo che il legittimo interrogativo Donde veniamo? devo inglobarlo nell’altro Dunque chi sono io? Si verifica quel che ho detto prima: si parte sempre dal presente per conoscere le origini e ipotizzare, almeno, la fine. Mi è capitato di illustrare questa mia convinzione con un paragone: se osservo un fiume a metà del suo corso non mi interrogo subito sulla sua sorgente (Donde?), ma sono attratto dal come è, e come si presenta qui e ora. Nel voler farmi una idea della sua totalità non trovo fatica ad ammettere e ad ipotizzare altri fattori oltre e più della sorgente, che pur c’è, ci deve essere. Voglio dire che per descrivere e definire il fiume io trovo materia di predicabilità (=ciò che si può dire) più a metà corso del fiume che non alle sue sole origini. E’ un esempio, una immagine ovviamente discutibile….ma mi permetto ritenere che l’identità di un soggetto non è reperibile solo nella sua origine ma anche, e talvolta  soltanto, nel suo essere attuale: infatti la totalità è potenziale ed effettiva, la razionalità e l’affettività, potenziali e reali nel neonato, sono reali ed effettive solo nel giovane. Ma…forse il discorso diventa molto scolastico e pasticciato….perciò…lasciando a ciascuno il proprio metodo di approccio al problema, è lecito aggiungere qualcos’altro.

Solo del pastore…leopardiano?…
So bene che questo mio insistere sull’uomo capace di autotrascendersi ripugna a gran parte della cultura corrente e anche l’interrogativo  “Donde veniemo?” è ritenuto una sopravvivenza di sensibilità che ha fatto il suo tempo. Oso dire che ciò non ha alcuna importanza….perchè è ordinario fenomeno del variare della cultura; cosicchè sentirsi dire che  i tre interrogativi esistenziali Donde…Chi…Dove? oggi risultano sterili, inutili, impropri, perchè…la metafisica e le religioni sono state liquidate dalla scienza, quindi anche dalla filosofia…non fa tanta impressione.
Oso anche aggiungere che …non fa tanta impressione neanche quando, come riferimento letterario, si aggiunge che insistere su questi interrogativi può risultare soltanto poetico e patetico, come nel leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia….;quelle domande, senza dubbio, sono cariche di pessimismo e inducono al nichilismo ante litteram, ma costituiscono la costante umana ricerca di qualcosa che desideriamo e non possediamo, almeno in modo pieno, e interpretano l’uomo in sé, quindi anche l’uomo di oggi e di domani.

Nessuna certezza?
Capisco che le risposte dovrebbero venire dalla nostra intelligenza al termine di un processo conoscitivo, o per intuizione, o per illuminazione…ma i 2500 anni di filosofia e gli ultimi secoli di scienza non ci sono riusciti, o non sono riusciti completamente. Perciò c’è da riproporre una domanda che, spesso e volentieri, anzi oggi quasi sempre viene driblata, come oggi si dice sportisticamente, ed è questa: l’uomo è solo immanenza o è anche trascendenza? E’ un dilemma che non può essere modificato. Se è solo immanenza (materia-tempo) ogni risposta è su misura di quanto tempo, materia e storia possono contenere. Se è anche trascendenza (creatura di Dio, anima immortale- esperienza soprannaturale) bisogna accettare alcune regole ai fini delle risposte alle tre domande. E’ ovvio che qui la religione entra d’autorità ed è anche ovvio che al guazzabuglio razionale delle filosofie (per usare un termine confidenziale) succeda il guazzabuglio delle religioni, che in fatto di serietà e di amenità, possono essere non meno delle filosofie.

E se Dio si rivelasse?...
Con questo biglietto di presentazione delle filosofie e delle religioni-non certo brillante e lusinghiero- la fiducia nell’uomo può venir meno completamente. Voglio dire che non si ha  più a chi appellarsi per cercare la verità o una verità autorevole. Verità su chi? Sull’uomo e su Dio, o su Dio e sull’uomo. Se qui per alcuni la questione finisce, per altri, invece, qui ricomincia. Se per i primi scatta il “dunque non c’è niente da fare, se non affidarsi a se stessi, cercando nelle risorse umane quanto può giovare all’esistenza e alla convivenza, per i secondi si fa strada un dunque dobbiamo ammettere la possibilità che Dio (non un dio)  si riveli all’uomo per comunicargli la verità (non una verità) sul suo essere e sul suo divenire. E’ l’ipotesi della fede, della Rivelazione Cristiana, di Gesù di Nazareth, uomo-Dio. Se la fede in lui è realtà storica, attualità…conviene porsi la domanda: è una ipotesi ragionevole? E’ una domanda che non può essere driblata.. E sono anch’io curioso su come mi confronterò con essa nel prossimo scritto.

Perchè....
1)      Capisco che ogni sistema di pensiero interpreta i vari fenomeni storici secondo i suoi principi. Il fenomeno Cristo non sfugge a questa logica: negare la storicità e la divinità di Cristo è nella logica elementare di ogni sistema che nega Dio e la realtà del male o che Dio e il male lo intende diversamente. Personalmente ritengo che un uomo che si fa Dio – tale è Gesù di Nazareth – si stacchi chiaramente da ogni altro fondatore di religione, che si dichiara mandato da Dio, o inviato da Dio, e quindi Cristo meriti una attenzione particolare, e quel che si dice sul cosiddetto messianismo ebraico vada studiato seriamente, e quanto, dopo, nella riflessione biblica e teologica si è scritto non sia ritenuto efflorescenza di stagione…insomma il fatto-Cristo non può essere ridotto a un mito, o a un effetto culturale, o a un incidente o accidente storico.

2)      Capisco anche che ammettere la verità di Cristo uomo-Dio comporta l’accettazione della suo dottrina e, sopratutto, della sua morale, molto difficile, e, in questo senso, si distacca radicalmente da pensatori  e da altri fondatori di religione. Non si può negare l’unicità del fenomeno-Cristo, quindi la pazienza necessaria a seguire tutto ciò che di lui si può dire entro uno schema di rivelazione assai delicato e complesso…per cui c’è da confrontarsi continuamente con la Chiesa…. a meno che non si pretenda di privatizzare Cristo come un qualsiasi pensatore commettendo l’errore di produrre ancora un guazzabuglio…il terzo…dopo quello dei filosofi e delle religioni, con cose serie e amene di vario genere…ma sempre deludenti…

3)      Capisco ancora che anche con Cristo e con la sua Chiesa non sono stati affatto eliminati i grandi problemi del male, del dolore, dell’uomo stesso, e che anche dal credente in lui, ordinariamente, non c’è da attendersi quella testimonianza che si presumerebbe….Sì…tutte cose vere e note…Ma all’interno del pensiero e della verità di Cristo…questi grandi problemi non sono mai tacitati, anzi…se oggetto del pensiero e dell’azione di Cristo è l’uomo…vuol dire che a quest’uomo sa dire e sa offrire qualcosa.

 

 

 

 

One Response so far.

  1. franca says:

    EVOLUZIONE

    Ai primordi l’uomo era un essere perduto in un mondo oscuro e misterioso.
    Era solo e doveva procurarsi cibo e vesti però amava Dio rispettando la natura e uccideva non per il gusto di uccidere ma per il cibo e per difendersi .
    Poi si unì in clan, e difendeva il territorio che aveva acquisito con i loro simili come diritto di vitas. Ciascuno rispettava l’altro e solo per Paura uccideva.

    Amava Dio e faceva sacrifici per propiziarsi gli dei che onorava nella natura, nel sole e nella luna.
    Non capiva bene dove fosse e chi fosse però aveva capito le interazioni con gli astri e si mise ad osservare le stelle, l’alba, il tramonto. Non capiva il divino e non riuscivano a spiegare le trasformazioni che avvenivano nella natura e le onoravano.
    Avevano intui8zioni capivano che nel loro mondo (Cla, Gruppo, Comunità dovevano rispettare certe regole etiche, morali e spirituali.
    Alcuni uomini erano fortunati perché collegati con l’energia cosmica e come gli sciamani in contatto col divino e trasmettevano saggezza.
    L’uomo doveva capire con una mente limitata questi concetti e per esprimerli ha cominciato a dare nomi a queste “Intuizioni”. Ha così trasferito i concetti astratti a qualità intrinseche dell’uomo.
    Sono così nate le religioni umane che con nomi umani concepivano la grandezza di Dio!
    Ecco che si sono dati quei concetti e quelle facoltà umane agli Dei!
    L’uomo ha continuato così per millenni a spiegare il soprannaturale con il materialistico pensiero ed ecco la trasposizione delle virtù e difetti o egoismi umani agli dei creando simbologie umane per capire le simbologie cosmiche spirituali in quanto troppo infinite per una mente finita come quella dell’uomo impregnata nella materia.

    I vari Maestri che si sono succeduti nel tempo hanno dato validi insegnamenti all’uomo affinché questi si affrancasse dagli attributi/dei umani e risalisse nell’astratta spiritualità eterna.
    Dio è in conoscibile per la mente finita dell’uomo e non può concepirlo con parole o sentimenti umani ma deve abbandonarsi all’eterno sentire e spengere la parte mente razionale che è lo strumento per “ascoltare e tradurre” la fisicità umana.
    Solo così può sperimentare Dio, solo così può collegarsi a quell’Amore universale che ci connette con l’Energia Pura: L’Antico dei Giorni. Questa è l’essenza della Pura spiritualità L’AMORE! Perchè DIO è Amore e non punisce o odia: questi sono ancora attributi umani!

    Lasciamoci portare da queste onde energetiche d’Amore e volare nell’Etere della Grande Unità!
    Oramai l’uomo si è risvegliato alla Nuova Coscienza e con il tempo si risveglierà sempre più . Questa Nuova energia che ha chiuso l’Era Adamica si è aperta alla consapevolezza umana che non può più vivere come un robot ascoltando altre voci o seguendo altrui volontà. Deve vivere valutando e prendendo consapevolezza che l’uomo decide e sceglie creando la propria realtà.
    La vita deve e può essere gioia per tutti. Tutti dobbiamo godere dei doni della Terra e nessuno deve avere il privilegio di sopraffare l’altro.
    Non più guerre dunque, ma una diversa concezione di cos’è la vita e la consapevolezza he va vissuta con l’Amore ed il Rispetto e con le colonne della Giustizia e dell’Equità.
    Non ci sono uomini di 1° o 2° grado; davanti a Dio siamo un’Unica Energia , sfruttiamola per costruire un mondo di Pace e di Uguaglianza!
    Voltiamo la pagina della Storia dell’Umanità, pensiamo a Chi siamo: particelle di Dio – e come vogliamo vivere in armonia, costruendo giorno dopo giorno una società armonica e sana con principi etici e morali.
    No corruzione, no prepotenza, no potere
    Dobbiamo vivere per costruirci una buona Morte della quale non dobbiamo avere paura perché è soltanto una porta per altri mondi dove regnerà ciò che abbiamo evoluto nelle nostra vita
    Facciamo un esame di coscienza ogni giorno e chiediamoci : era questo che volevo?
    Abbiamo la volontà – questo libero arbitrio – di essere noi a scegliere la vita che vogliamo. Allora perché non usarlo nella consapevolezza di poter creare la nostra realtà e di conseguenza quella che ci connette con gli altri.
    Cominciamo col perdonarci – si, il perdono per le azioni malvagie dell’umanità collegate al ns. DNA.
    Secondo la teoria di Bell ed il paradosso EPC (Einstein ) siamo tutti collegati ed influenzati e secondo Jung, Sheldrake ed altri eminenti filosofi, scienziati e…. Maestri Spirituali, quando una scoperta viene interiorizzata dalla così detta Massa Critica, entra a far parte del ns. DNA.
    Perdono dunque perdoniamoci per gli errori commessi dall’umanità in qualsiasi periodo storico e che sono diventati anche i nostri!
    Viviamo la vita come un’opportunità, con la consapevolezza di creare , creare e creare giorno dopo giorno ciò che ci farà acquisire circuiti che evolveranno in positivo ciò che prima era oscuro.
    LUCE e LUCE SIA!
    Franca 05-2011